L’Africa si fa grande La minaccia cinese
Il premier etiope Abiy Ahmed Ali (Foto by Ansa)

L’Africa si fa grande
La minaccia cinese

«Aiutiamoli a casa loro!». Questo il «mantra» populista, spesso svuotato di reali contenuti propositivi, utilizzato da molti ogni qualvolta si cerchi di affrontare il delicatissimo tema, pieno di chiaroscuri e contraddittorie sfaccettature, dell’emigrazione da vari Paesi africani verso l’Europa. Al di là delle tante meravigliose iniziative di volontariato, tra cui spiccano quelle delle missioni cristiane, nessuno fino ad oggi è stato in grado di elaborare a livello politico seri interventi strutturali. Ancor più inquietante è che nessun Paese europeo e tantomeno l’Unione europea prendano a cuore quello che l’Africa sta cercando di fare in autonomia per risolvere i propri atavici problemi.

Pochissima attenzione, anche da un punto di vista mediatico e cronachistico, è stata infatti riservata ad un’iniziativa che parte da lontano e che avrebbe invece meritato un eccezionale e coordinato sostegno complessivo. Nel maggio 2013 ad Addis Abeba 55 Stati africani hanno concordato un programma chiamato «Agenda 2063», che si poneva l’obiettivo di realizzare «un’Africa integrata, prospera e pacifica guidata dai suoi stessi cittadini e che deve rappresentare una forza dinamica sulla scena internazionale».


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