Le delusioni di Matteo e i pungoli degli avversari che agitano la Lega

Le delusioni di Matteo e i pungoli degli avversari che agitano la Lega

Enrico Letta è intenzionato a riprendersi il ruolo di protagonista nella maggioranza di governo, strappandolo a Matteo Salvini: sin dalla nascita dell’esecutivo, il leader della Lega ha esibito la sua sintonia con Draghi (più di quanto non potessero fare i grillini e Nicola Zingaretti, nostalgici di Conte) ma ora il nuovo segretario del Pd porta in dote a Draghi una omogeneità politica che non ha bisogno di essere dimostrata, sia in termini di partito che personali, essendo Letta un esponente dell’establishment di cui Draghi è un capofila internazionale.

Se il Pd «muove» al centro, Salvini deve dunque difendersi, se non vuole essere spostato al margine destro della coalizione e vedere ridotta la sua possibilità di influenza sul governo. Del resto nelle ultime settimane ha avuto più di una delusione: sulla rottamazione delle cartelle esattoriali è stato contentato in parte, e per nulla sull’allentamento delle regole anti-Covid nel mese di aprile (salvo una ovvia promessa che, se i numeri della pandemia lo permetteranno, si rivedranno le restrizioni).

E pensare che, alla vigilia del consiglio dei ministri che avrebbe dovuto varare il decreto-aprile, Salvini aveva adombrato persino la possibilità di ordinare ai suoi ministri di disertare la seduta se non si fosse seguita la sua indicazione. Cosa non avvenuta: e chissà cosa avrebbe fatto in quel caso Giancarlo Giorgetti, primo dei ministri leghisti, molto attento ad assumere un profilo più di governo che di lotta.

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