Lo Ius soli l’identità dei giovani in gioco

Lo Ius soli l’identità
dei giovani in gioco

La maggioranza degli italiani secondo un sondaggio di Ipsos è favorevole a concedere lo ius soli (la cittadinanza per nascita nel nostro Paese) a chi ha meriti speciali, come Rami, il ragazzino figlio d’egiziani che con la sua richiesta di soccorso ha salvato se stesso e i 50 compagni dal bus preso in ostaggio da un italo-senegalese e incendiato. La cittadinanza medaglia quindi, raggiunta in seguito a un atto eroico e non come la presa d’atto di una condizione sociale e culturale. Lo stesso sondaggio dice che il 45% degli italiani è a favore dello ius soli, senza condizioni eccezionali.

Una minoranza ma corposa. Resta il dato che la maggioranza è contraria, come lo sono i partiti di governo, la Lega in particolare. È un’ostilità difficilmente comprensibile perché la cittadinanza concede una serie di vantaggi (il diritto di voto e in generale tutte la agevolazioni di cui godono gli italiani) ma soprattutto è uno strumento per favorire l’integrazione, il senso di appartenenza ad una comunità. Il rito di concessione prevede il giuramento sulla Costituzione italiana, a sottolineare il legame tra la nuova condizione e la nostra legge principale.

Oggi i giovani immigrati per ottenere la cittadinanza devono aver compiuto 18 anni e aver risieduto in Italia legalmente e senza interruzioni dalla nascita. Anche per gli adulti, l’ottenimento del nuovo status è lungo, con tempi di attesa che arrivano fino a 4 anni dalla consegna della documentazione richiesta. Il governo Conte, invece di operare affinché questo termine venisse accorciato, attraverso il decreto sicurezza lo ha addirittura messo nero su bianco prevedendo che il termine massimo per la conclusione dei procedimenti di cittadinanza sia appunto di 4 anni (era di due) dalla presentazione della domanda.

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