Non sappiamo più cercare il bene che ci unisce

L’editoriale Nei giorni scorsi i telegiornali avevano mostrato il video di Fabio Ridolfi che ha scelto di porre fine alle sue sofferenze tramite la sedazione profonda e continua prevista dalla legge sul fine vita. Ieri mattina, i media hanno dato notizia che la sedazione profonda era stata avviata e in serata è arrivata la notizia della sua morte.

Non sappiamo più cercare il bene che ci unisce
Fabio Ridolfi
(Foto di Ansa/Youtube)

Qualche giorno fa, attraverso il puntatore ottico, il 46enne marchigiano immobilizzato a letto da 18 anni a causa di una tetraparesi aveva scritto: «Da due mesi la mia sofferenza è stata riconosciuta come insopportabile. Ho tutte le condizioni per essere aiutato a morire. Ma lo Stato mi ignora. A questo punto scelgo la sedazione profonda e continua anche se prolunga lo strazio per chi mi vuole bene». Parole che suonano prima di tutto come un drammatico atto di accusa per una società che non è stata in grado di prendersi cura di lui e di tanti altri malati lungodegenti per cui ogni giorno rischia di diventare un peso intollerabile e la morte l’unica via d’uscita.

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