Politica dei selfie e risposte mancanti
Matteo Salvini alla festa della Lega a Caravaggio

Politica dei selfie
e risposte mancanti

Basta un selfie per accorciare le distanze. Un post nel mondo virtuale dei social per diventare più reali della realtà, andare contro le élite (o presunte tali) a colpi di piatti di pasta, bicchieri di vino e cartoni di pizza. Come uno di voi, di noi, senza mediazioni di sorta: su Facebook, Instagram e Twitter alla stregua di un signor Rossi qualsiasi che cerca il suo quarto d’ora di celebrità di warholiana memoria. Questo è il messaggio che - con una certa qual bravura, va detto - Matteo Salvini e il suo staff stanno facendo passare da mesi.

Una strategia virtuale che prepara il terreno per il reale. Sabato il leader leghista era a Bergamo per seguire il Milan, del quale è arcitifoso. Tempo 5 minuti e ha lasciato lo skybox vip per avvicinarsi come un tifoso qualsiasi alla balaustra: a debita distanza, solo un uomo della scorta in borghese. In mezzo ai tifosi atalantini non ce n’è stato uno che abbia accennato ad uno sfottò, anzi: richieste di selfie in quantità industriale, sorrisi e pacche sulle spalle. All’intervallo ha concesso il bis, con esiti analoghi, nonostante il pubblico fosse nero per la rete del pari appena incassata. Un consenso di popolo oggettivamente mai visto.

d.nikpalj
Dino Nikpalj

Curioso di tutto ed esperto di niente. Classe 1968 (ohibò…), maturità tecnica e studi in Giurisprudenza, lavora a L’Eco di Bergamo dal novembre 1997. Vicecaporedattore dal 2014, è stato inviato e per tre anni ha guidato la redazione web. Scrive di cronaca, politica, trasporti e Atalanta, della quale è tifosissimo. Ha da sempre una passionaccia per il calcio inglese in tutte le sue forme e categorie, una spiccata simpatia per il Manchester City e una fornitissima biblioteca, anche di storie di calcio. Che prova a raccontare su Corner.

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