Preoccupano i frequenti inciampi diplomatici

Preoccupano i frequenti
inciampi diplomatici

L’incontro di Luigi Di Maio con uno dei leader dei gilet gialli francesi ha fatto nascere una polemica destinata a non esaurirsi nel rapido e superficiale tempo della cronaca. In quell’incauta mossa politica – e ancor più nelle imbarazzanti mosse successive di altri esponenti del Governo – vi sono germi di patologie preoccupanti che possono seriamente nuocere al nostro Paese. La vicenda, nei suoi elementi di fatto, è tragicomica. Di Maio (vicepresidente del Consiglio) non soltanto ha incontrato uno degli esponenti di punta di un movimento di protesta che dichiara l’obiettivo di disarcionare il presidente della Repubblica francese e il suo governo, ma ha incitato il suo interlocutore a «non mollare», dichiarandosi disposto a dare un aiuto al movimento di protesta. La decisione del Governo transalpino di richiamare il suo ambasciatore in Italia può essere ritenuta eccessiva, ma di certo non è immotivata.

Dal canto suo Salvini non è stato da meno, sfoderando l’idea di incontrare Macron, il quale ha risposto, gelidamente, in forma ufficiale che il presidente della Repubblica francese ha come interlocutori Mattarella o Conte, non certo lui. In questo balletto di inciampi protocollari e di evidenti inadeguatezze, il presidente del Consiglio italiano non ha brillato per rigore istituzionale e dignità, limitandosi a ribadire candidamente che i rapporti di amicizia tra i due Paesi restano ben saldi. Di fronte a così palesi dissonanze delle due una: Conte avrebbe dovuto o chiedere le dimissioni a Di Maio o dimettersi egli stesso per non essere in grado di tenere al loro posto i ministri di un governo del quale egli è, almeno sulla carta, il leader.


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