Referendum derubricato e le Regioni decisive
Allestimento di un seggio (Foto by Ansa)

Referendum derubricato
e le Regioni decisive

Più un rompicapo che un referendum, e chi lo dice può avere ragione: coincide con il voto tutto politico alla massima potenza in 7 Regioni, che distorce il senso del quesito costituzionale, nel quadro di un trasversalismo fra partiti e nei partiti che prende dentro tutto, equilibri nel governo e nell’opposizione. Già la materia è ostica e non smuove emozioni. Niente di paragonabile al referendum del 2016 di Renzi, bocciato dopo aver mobilitato dibattito e partecipazione. Si modifica la Costituzione senza una riflessione compiuta sulla funzionalità delle istituzioni.

Il referendum confermativo della legge costituzionale che riduce di un terzo i parlamentari è figlio di un’altra stagione e si consuma nell’era del Covid che sta cambiando le priorità dell’opinione pubblica: dalla distruzione alla ricostruzione. Il Sì e il No, entrambi, intendono migliorare la qualità della democrazia. Ma c’è un vizio d’origine, non aver messo la Costituzione al riparo dalle maggioranze che guidano il Paese: la Carta del ’48 è a disposizione dei cittadini, non dei governi.

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