Salvini, la strada ora va un salita

Salvini, la strada
ora va un salita

Questa crisi di governo si segnalerà come straordinariamente confusa e contraddittoria: il livello di tatticismo che hanno raggiunto i vari protagonisti, di maggioranza e di opposizione nessuno escluso, vanno molto al di là del ragionevole. E tuttavia qualche elemento politico di sostanza si riesce a vedere pur in mezzo alla nebbia della propaganda. La sostanza è che ieri Pd, M5S e Leu hanno votato insieme per infliggere a Matteo Salvini una prima sconfitta: si votava in Senato sulla data delle comunicazioni con cui Conte ufficializzerà in Senato la crisi di governo, e la richiesta di Salvini, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia di tenere una seduta di Palazzo Madama alla vigilia di Ferragosto è stata messa in minoranza dai tre partiti di cui sopra.

Conte insomma parlerà solo il 20 agosto, a ferie finite. E questo ci dice che c’è una forza delle cose che sta portando i democratici e i 5 Stelle a porre insieme un argine alla crescita elettorale della Lega e alla conquista di Palazzo Chigi da parte di Matteo Salvini. Tanto è vero che ormai nel Pd va emergendo l’idea non più di un «governo di transizione» che ci conduca a tempo debito alle elezioni anticipate – come avevamo ascoltato all’inizio di questa vicenda – ma addirittura ad un governo di legislatura che duri fino al 2023 e che elegga il nuovo Capo dello Stato alla scadenza del settennato di Mattarella (così impedendo a Salvini di eleggere un «suo» presidente).


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