Sì, siamo diversi
Ci unisca il dialogo

Egregio signor ministro, innanzi tutto Le devo un sincero ringraziamento per aver scelto «L’Eco» - nonostante «la pensiamo diversamente» - come mezzo per raggiungere con il suo messaggio (pubblicato a pagina 10 e richiamato nell’apertura qui a fianco) la gente bergamasca. La circostanza mi fa doppiamente piacere. Da un lato perché, al di là delle divergenze, riconosce al giornale che dirigo un ruolo centrale nell’informazione locale.

Dall’altro perché a scrivermi - con garbo e non per partito preso - non è «solo» il ministro dell’Interno, ma il leader della forza politica oggi maggioritaria in Italia (almeno così dicono i sondaggi), i cui rappresentanti locali eletti nelle diverse istituzioni (da Bergamo a Roma, passando per Milano) non sento e non vedo, se non in rarissime occasioni. Per questo mi dispiace che alcuni di loro si sentano quotidianamente in diritto di criticare - via social, e non sempre con mano leggera - quanto scrive il giornale. Per il resto, non posso che prendere atto con soddisfazione che non vuol dimenticare né Bergamo né i Bergamaschi, e che il dialogo con il territorio e con gli amministratori sarà sempre aperto. Il dialogo è infatti alla base di ogni convivenza civile e di ogni agire democratico. Ecco, forse «L’Eco» e il movimento che Lei rappresenta hanno un concetto un po’ diverso di dialogo. Per noi, è sempre «bidirezionale», teso – in termini politici – a favorire la crescita della persona nel suo complesso e lo sviluppo del benessere sociale della collettività.

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