Tra stato e mercato
non serve la guerra

Quando girano tanti miliardi (oltre 3.000 complessivi per 27 Paesi, tutti made in Europa) e quando l’ emergenza giustifica la fine di tutti i limiti e persino dei controlli, il potere pubblico finisce per sentirsi onnipotente, a fronte di centinaia di categorie sociali che tendono la mano. È una festa per gli statalisti, ma senza accorgercene rischiamo di trovarci tutti a dipendere dalla benevolenza pubblica. Ne può andare di mezzo l’ equilibrio tra Stato e mercato. Va bene soccorrere, e dare risorse e talvolta sussidi, altrimenti interi settori si fermano e non partiranno più, ma occorre anche pensare da subito a salvaguardare l’ elasticità del sistema, per non ruzzolare verso una decrescita sempre meno felice. I debiti, perché di debiti in gran parte si tratta, limitano la libertà dei debitori, lo capisce chiunque, e già abbiamo sul groppone 43 mila euro a testa, neonati compresi.

Tra stato e mercato     non serve la guerra

Per uno Stato, questa si chiama limitazione della sovranità e il paradosso è che da un lato l’ Italia di oggi e di domani perde autonomia (la perdono in questo caso anche tutti gli altri Stati, ma molto di meno e in qualche caso l’ aumentano) e dall’ altro conquista un potere fortissimo sulla società, almeno là dove si crea una dipendenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA