Un piano per ripartire
ma servono certezze

Di solito davanti a finanziamenti a pioggia, o comunque di rilevante entità, il timore è quello di un assalto alla diligenza. Nel caso del Pnrr, acronimo ormai (quasi) familiare di Piano nazionale di ripresa e resilienza dal suono quasi cacofonico, la paura è semmai quella di non essere pronti a fare fronte all’opportunità di 235 miliardi di euro tra risorse europee e nazionali.Più altre voci di finanziamento che vanno oltre l’orizzonte temporale del 30 novembre 2026, la dead line del Pnrr.

Un piano per ripartire ma servono certezze
Il rondò dell’Autostrada a Bergamo

Cinque anni di tempo, con talune scadenze pure anticipate, sono decisamente pochi in un Paese che ha fatto delle procedure eterne la sua regola di vita. Giusto ieri si è chiuso con l’aggiudicazione provvisoria dei lavori il primo (primissimo) round della gara per la sistemazione del famigerato rondò dell’A4 a Bergamo: serviranno due anni di lavori, una volta assegnati, per chiudere la vicenda. Il problema è che nel frattempo ne sono passati 5 dalla firma tra Matteo Renzi e Roberto Maroni - all’epoca rispettivamente premier e presidente della Regione - a suggellare il Patto per la Lombardia. Quello che aveva stanziato il grosso dei fondi, integrato poi in parte meno rilevante (ma comunque decisiva) dalla Regione stessa. Se tutto, ma proprio tutto, andrà bene, dalla firma alla fine dei lavori saranno passati oltre 7 anni: 2 di cantieri, il resto di carta. O chiacchiere.

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