Un politico al Viminale, il ministro ora rischia

Il commento. Chissà se il ministro dell’Interno Piantedosi uscirà immune da questo tragico pasticcio del naufragio di Cutro. I 67 morti e un numero imprecisato di dispersi che l’Italia non è stata in grado di salvare a cento metri dalla sua costa oggi riceveranno l’omaggio del presidente della Repubblica a nome di tutti gli italiani anche perché si consolida sempre di più l’interpretazione di «una corresponsabilità nella tragedia» per dirla con le parole del vescovo di Crotone mons. Panzetta.

La ricostruzione dei fatti è ancora confusa, la Procura indaga mentre le dichiarazioni del ministro dell’Interno confliggono almeno in parte con quelle dell’agenzia europea Frontex secondo cui gli italiani erano stati avvertiti del pericolo ed era loro compito intervenire. Ma perché sia stata allertata la Guardia di Finanza (operazione di polizia) e solo molto dopo la Guardia Costiera (operazione di salvataggio) le cui navi sono in grado di affrontare il mare grosso, non è stato chiarito, né lo ha spiegato con sufficiente capacità di convincere il ministro Piantedosi in Parlamento.

Le opposizioni per questo chiedono a gran voce le sue dimissioni per quella che giudicano una palese inadeguatezza al ruolo e per ciò che l’ex prefetto ha detto subito dopo il naufragio, quando a molti è sembrato che accusasse le vittime di aver affrontato il mare con i loro figli senza accertarsi del pericolo. «Parole indegne, inumane e inadeguate» ha accusato Elly Schlein in Commissione affari costituzionali nel suo primo intervento parlamentare dopo la elezione a segretaria del Pd. Come lei i 5 Stelle e Calenda che da giorni sparano alzo zero contro il ministro. Il quale in verità, subisce uno strano destino: quando era il capo di gabinetto di Salvini al Viminale si diceva: «Per fortuna che c’è Piantedosi a mandare avanti il ministero, lui è uno bravo»; adesso che è stato scelto per occupare la poltrona numero uno, non fa che collezionare infortuni, a partire dal decreto sui rave affondato da un’ondata di critiche e rilievi giuridici.

Per il momento a difenderlo, di fatto, c’è solo Salvini ma già se si vanno a leggere le dichiarazioni degli esponenti di Fratelli d’Italia ci si accorge che sull’argomento sono assai caute e semmai insistono nel chiedere «che si faccia chiarezza». Una posizione ripresa ieri sera dal ministro Lollobrigida che in genere rispecchia le opinioni di Giorgia Meloni. Su Piantedosi la presidente del Consiglio non ha parlato; semmai ha approfittato della circostanza di Cutro per chiedere all’Europa che l’Italia non venga lasciata sola ad affrontare questo esodo di immigrati. Meloni offre anche proposte di soluzioni pratiche distinguendo ancora una volta chi fugge da una situazione di pericolo o di guerra da chi invece emigra alla ricerca di un lavoro. Ma di fatto la posizione del governo resta la stessa: «Sono le partenze illegali le cause dei morti in mare, bisogna impedire che i profughi partano mettendosi alla mercè dei criminali trafficanti di persone». Che è poi quello che ha affermato Piantedosi tanto da spingersi a dire: «Li andiamo a prendere noi», cosa evidentemente non nel programma del governo.

La presenza di Mattarella oggi nella gigantesca camera ardente allestita al palazzetto dello sport di Crotone spinge a cercare il perché quella povera gente non è stata soccorsa se non quando era troppo tardi, e a individuare le responsabilità di quanto è accaduto. Piantedosi ha affermato di prendersi lui tutte le responsabilità se si accertasse che il ministero non è stato all’altezza, e non è detto che - alla fine - non gli venga chiesto un passo indietro. Forse ci si ricorderà dell’ammonimento di un grande navigatore della politica come Giuliano Amato il quale tanti anni fa già avvertiva che al Viminale deve andarci un politico e non un burocrate.

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