Verità scomode sui soldi pubblici
Giovanni Tria, ministro dell’Economia (Foto by Ansa)

Verità scomode
sui soldi pubblici

Se il Def (documento di economia e finanza), atteso questa settimana, fosse una cosa seria, dovrebbe dire tutte le verità sullo stato della nostra economia, anche quelle scomode, ma non sarà così. Più facile che si getti la palla in tribuna, per guadagnare tempo. Un’altra occasione perduta per il ministro Tria, che si trincera dietro il fatto che se cade lui, i mercati la fanno pagare al Paese. Un caso di medico pietoso che fa aggravare il paziente, ingannando i parenti al capezzale: gli italiani tutti, il cui imminente ruolo di elettori non deve essere turbato.

Trattati come bambini, facili da ingannare con altre emergenze presunte. Eppure, qualcosa il Def dovrà pur dire, perché tra un mese parlerà l’Europa e, subito dopo le elezioni, il 5 giugno, potrebbe ripartire il meccanismo delle sanzioni. Serve a poco far finta di niente su come trovare i 23 miliardi compensativi dell’Iva ancora congelata, e rispondere come Di Maio in Tv «non mi faccia entrare nel tecnico». Aggiunti ai circa 5 miliardi di buco che si è creato nel frattempo, siamo già a 28 per il primo calcolo di costi da fronteggiare ad autunno. E tutto senza calcolare le nuove promesse elettorali da finanziare, tipo la flat tax, che da sola costa, in versione mini, almeno 15 miliardi.

Il Def ci dirà anche che, pur essendo saltati a Pasqua tutti i capisaldi del Bilancio varato a Natale, non è necessaria una correzione di metà anno, ma questa – per 2 miliardi – ci sarà comunque, perché a luglio scatteranno i tagli corrispondenti pretesi come garanzia da Bruxelles. Tagli dolorosi per un Governo che chiama promesse mantenute i nuovi debiti, ed è allergico a riduzioni di spesa. E non dimentichiamo che la legge di Bilancio 2019, almeno per far tornare i calcoli avventurosi su cui era basata, ha messo una posta in entrata di 18 miliardi di privatizzazioni fantasma. Dato che è impossibile vendere davvero immobili e beni statali (meno di 700 milioni lo scorso anno), si pensa di accollare a Cassa Depositi e Prestiti queste acquisizioni, passando i soldi dalla tasca Stato alla tasca apparentemente privata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA