Vittoria che chiede risposte per i lombardi

Italia. Per vincere e governare a volte un voto di differenza basta e avanza. E da questo punto di vista Attilio Fontana e il centrodestra possono dormire sonni tranquilli: la loro vittoria in Lombardia è netta, nettissima, e all’orizzonte non si intravede alternativa alcuna. E a dirla tutta è così da 28 anni di fila, troppi per essere un caso.

Ma c’è una sostanziale differenza tra gli altri successi e l’ultimo, e sta evidentemente nella diserzione di massa alle urne. Parafrasando un celebre brano di una band «indie» milanese, in «quello che non c’è».In Lombardia erano chiamati al voto poco più di 8 milioni di elettori: si sono presentati alle urne in 3,3 e tra questi quasi 93mila hanno votato scheda bianca o annullata. In sintesi solo 2 milioni 881mila 164 lombardi hanno espresso in modo chiaro un voto di lista (3,3 milioni per uno dei candidati presidente), premiando in modo nettissimo il centrodestra come del resto fatto senza interruzioni di sorta dal 1995 ai giorni nostri.

Le liste del centrodestra hanno raccolto 1 milione e 621mila (e rotti) voti dei lombardi, più che sufficienti per stravincere: in valore percentuale sono però poco più del 20% dei chiamati alle urne. Lungi da noi sostenere che sia una vittoria dimezzata o peggio ancora non rappresentativa della realtà: semmai è il contrario, perché mette in evidenza il fatto che in Lombardia ci sono sì 1,2 milioni di persone che si riconoscono nelle varie opposizioni, dove ovviamente prevale il centrosinistra, ma soprattutto quasi 4,7 che non hanno trovato un valido motivo per andare a votare. Né da una parte né dall’altra. Per censurabile pigrizia, distanza dalla politica, magari convinti di non poter cambiare comunque un esito che pareva segnato in partenza (e tale si è dimostrato) o perché non hanno trovato un’alternativa credibile allo status quo.

Rispetto alle Regionali del 2018, dove si votava in concomitanza con le Politiche e in un solo giorno con un’affluenza complessiva del 73%, le liste di centrodestra pur riconfermandosi lasciano sul campo 1 milione 65.519 voti, il centrosinistra 1,4 milioni. Dato frutto della somma con i grillini che 5 anni orsono correvano da soli: si è passati da 2,34 milioni complessivi (ma divisi) di voti ai 945mila di domenica e lunedì scorso. Vero però che 5 anni fa nel centrosinistra c’era anche l’embrione del futuro terzo polo che di suo valeva sui 160mila voti e Più Europa i il cui consenso è però parzialmente confluito nella Lista Majorino.

Con questi numeri e stante la situazione abbastanza confusa sull’altrui fronte il centrodestra si avvia a guidare la Regione con una certa qual tranquillità, forte anche del premio di maggioranza conquistato senza colpo ferire. Qualche problema potrebbe semmai venire dal cambiamento degli assetti interni dove ora guida Fratelli d’Italia e già dalla composizione della Giunta si capirà molto.

Ma attenzione, a questa vittoria nettissima (seppure con 1,6 milioni di voti su una platea di elettori che ne conta 8) corrisponde ora una grande responsabilità per il centrodestra: trovare soluzioni che soddisfino anche la maggioranza dei lombardi, che sono quelli che non l’hanno votato. In un certo senso il fronte di una potenziale opposizione (non partitica, semmai sociale) si è allargato in modo importante. Su sanità, infrastrutture, ambiente e trasporti (solo per ricordare alcune patate bollenti) il Fontana bis dovrà essere in grado di dare risposte non solo ai propri elettori di centrodestra ma anche a quei 4,7 milioni di lombardi che sono rimasti a casa.Per disaffezione o distanza da questa politica (problemi reali che a volte sfociano in scelte anche discutibili...), ma anche perché privi di alternative. Governare per sé potrebbe non bastare questa volta.

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