Monia Bortolotti: il liceo, la danza, gli studi non finiti di Psicologia

L’ARRESTATA. Nata in India, era stata adottata a un anno. Cresciuta a Gazzaniga, aveva buoni rapporti coi genitori.

Nata in India nel 1996, adottata l’anno successivo da una coppia di Gazzaniga, dov’è cresciuta come figlia unica e ha frequentato le scuole elementari e medie. E poi il diploma al Liceo scientifico e la successiva iscrizione al corso di laurea in Psicologia all’Università di Bergamo, poi abbandonata una volta scoperto, a inizio 2021, di aspettare la sua primogenita Alice. E, negli anni, un’alimentata passione per la danza classica e caraibica. Era una vita all’apparenza normale quella di Monia Bortolotti, la ventisettenne arrestata ieri mattina con l’accusa di aver ucciso i suoi due figli, Alice e Mattia.

L’allontanamento dal compagno

Non più di due mesi fa, a settembre, quando l’indagine a suo carico si stava ormai concludendo, era tornata a vivere a casa del padre, a Gazzaniga. Nell’appartamento a pianterreno di un complesso residenziale in via Falcone e Borsellino a Pedrengo è rimasto a vivere il compagno, di 25 anni più grande e che lì abita da una trentina d’anni: di mestiere operaio, piuttosto riservato come la stessa Monia, è risultato del tutto estraneo alle accuse mosse alla compagna. Gli iniziali sospetti su Monia dopo la morte anche di Mattia, la successiva riesumazione di Alice e l’iscrizione nel registro degli indagati della donna hanno inevitabilmente minato il loro rapporto, tanto che a settembre la Bortolotti era tornata a casa del padre.

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Il rapporto con i genitori

La ventisettenne aveva mantenuto ottimi rapporti con i genitori, in particolare proprio con il padre e con la nuova compagna di quest’ultimo. Anzi, tutti i famigliari erano stati accanto a Monia, supportandola nel dolore per la scomparsa prematura dei figli, senza lontanamente immaginare che potesse essere lei la responsabile. Anche dopo la morte di Mattia, quando le attenzioni degli inquirenti si erano inevitabilmente concentrate su di lei, la stessa ventisettenne aveva respinto come del tutto infondata ogni accusa.

Durante le sedute di psicologia alle quali si sottoponeva, con il consenso e l’appoggio dei famigliari, erano emersi i suoi problemi nella gestione dei figli, ma nessuno avrebbe mai pensato che il loro pianto le potesse creare una frustrazione tale da arrivare a due gesti così innaturali e tremendi.

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