In provincia 475 chili di rifiuti pro capite: differenziata all’81%

IL RAPPORTO. Cresce la produzione, ma migliora anche la gestione. Il costo? In un anno circa 111 milioni di euro.

Poco più di 475 chili a testa: è il totale dei rifiuti prodotti nel 2024 nella nostra provincia dalle quasi 585mila utenze domestiche, e dalle 65.472 non domestiche. E ad aumentare ancora è la raccolta differenziata, che raggiunge una media provinciale dell’81,35%: il rifiuto urbano indifferenziato si attesta sugli 88,5 chilogrammi pro capite. È la panoramica che emerge dal Rapporto sulla produzione di rifiuti urbani e sull’andamento delle raccolte differenziate, redatto come ogni anno dall’Osservatorio Rifiuti del settore Ambiente della Provincia.

Il 20% del differenziato è umido

Tra i rifiuti differenziati, la quota maggiore è quella dell’umido, al 20% circa, cui seguono carta e cartone, con il 16% e poi il verde all’11%. La larghissima parte dell’umido prodotto in Bergamasca viene poi gestito sul territorio, negli impianti di Montello (circa 66mila tonnellate ricevute nel 2024) e di Calcinate (11.828 tonnellate). Solo il 10% circa va fuori provincia. Per quanto riguarda l’indifferenziato, il «destino» è diviso, in quest’ordine, tra l’impianto A2A di Bergamo, la Rea di Dalmine e la struttura Geco di Rovetta, mentre un 15% va fuori provincia.

Totale rifiuti in crescita

La quantità totale di rifiuti risulta in crescita rispetto agli anni recenti: dai 451 chili per abitante del 2016, si è saliti – con varie oscillazioni – ai 475 del 2024. Se da un lato ciò si spiega con l’aumento dei Comuni che hanno reso disponibili dati, in particolare sulla produzione di rifiuti urbani di utenze non domestiche che non sono raccolti dal servizio pubblico, dall’altro è innegabile che occorra ancora una riflessione sulla necessità di contenere la produzione di rifiuti. Cresce, comunque, la raccolta differenziata: dalle 362mila tonnellate del 2016 si è passati alle quasi 431mila dello scorso anno. In trent’anni, la percentuale di differenziata è passata dal 19,6% del 1995, all’81,35% attuale.

Differenziata molto sopra la media nazionale

Dato che pone la Bergamasca sopra la media nazionale (quella 2024 non è ancora disponibile, ma nel 2023 si era al 66,6%), regionale (74,4% lo scorso anno) e sul podio lombardo: una quota maggiore di differenziata si registra soltanto nel Mantovano (87,4%). A «soffrire» di più è invece la provincia di Sondrio, ferma al 56,7%. A conferma anche delle maggiori difficoltà che incontrano le realtà montane. Anche per quanto riguarda la Bergamasca, i paesi fermi al 50% – obiettivo che, secondo le normative, si sarebbe dovuto raggiungere nel 2009 – o meno di differenziata sono sei, tutti vallari: Averara (42,7%), Foppolo (38%), Valleve (al 50% esatto), Taleggio (44,8%), Corna Imagna (49,4%) e Parzanica (49,4%). Non mancano, per contro, progressi anche «vertiginosi»: Santa Brigida, giusto per fare un esempio, è cresciuta in un anno di oltre l’11% di raccolta differenziata, arrivando al 68,52%.

Nel complesso, i Comuni che raggiungono invece almeno il 65% di differenziata sono la stragrande maggioranza: 212 realtà, cui corrisponde il 98,43% della popolazione provinciale. Dal punto di vista degli ambiti, in testa c’è la pianura orientale, con una media che sfiora l’85%, mentre fanalino di coda è la Val di Scalve, con il 62,38%. Una decina sono i paesi che superano il 90% di raccolta differenziata: per il 2024, in testa c’è Comun Nuovo al 93,19%, seguito da Foresto Sparso e Covo. Ad aver fatto il balzo in avanti maggiore è Albano Sant’Alessandro (+12,5%).

Nel commento ai dati, i tecnici dell’Osservatorio Rifiuti di Via Tasso fanno notare che «pur considerando l’incremento della percentuale di raccolta differenziata registrato anche nel 2024 (81,35% rispetto all’80,46% del 2023), si rende necessario un ulteriore sforzo da parte di tutti i soggetti coinvolti per raggiungere completamente gli obiettivi posti dalle normative nazionali e regionali».

I costi della gestione dei rifiuti

La gestione dei rifiuti comporta, in base ai dati forniti dai Comuni, un costo complessivo di circa 111 milioni l’anno, equivalenti a circa 100 euro a testa. Cresce la raccolta puntuale: i Comuni che applicano una forma di corrispondenza tra quanto conferito e la tariffa versata sono, dalle rilevazioni di Via Tasso, 61: nel precedente Rapporto, riferito all’anno 2023, erano una decina in meno.

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