«Funambola tra impresa, famiglia e comunità. Libera? Allo stadio a tifare Atalanta»
L’INTERVISTA. Aurora Minetti, dalla ricerca accademica all’impresa di famiglia con un occhio sempre rivolto al sociale: dall’Associazione Cure Palliative al progetto del pane «QuiVicino».
Aurora Minetti si racconta in una video intervista che intreccia vita personale, impegno professionale e responsabilità sociale, restituendo il ritratto di una donna capace di tenere insieme, come una «funambola», famiglia, lavoro e comunità. Mamma di tre figli, imprenditrice e da sempre attenta al valore del territorio, Minetti porta con sé un percorso che affonda le radici nel mondo accademico: una formazione in ambito sociologico, tecnico e psicologico, fino al dottorato di ricerca. Un approccio metodologico rigoroso che oggi continua a guidare le sue scelte, anche nel passaggio – non previsto ma decisivo – verso l’impresa di famiglia, avvenuto in seguito alla malattia del padre Arnaldo Minetti.
Al centro del racconto anche de il pane «QuiVicino», progetto promosso dall’Associazione Panificatori di Bergamo (Aspan), simbolo concreto di filiera corta e solidarietà. Un pane riconoscibile dall’ostia che ne certifica l’origine: farina di grano lombardo, chilometro zero e una forte vocazione benefica. Parte dei ricavati viene infatti devoluta all’Associazione Cure Palliative, realtà che Minetti vive in prima persona e che rappresenta un esempio autentico di restituzione al territorio grazie all’impegno quotidiano di oltre 130 volontari.
Tre gli ingredienti che rendono il progetto virtuoso e replicabile: identità territoriale, finalità solidale e capacità di fare rete tra panificatori. Accanto al lavoro e all’impegno sociale, emerge anche il lato più spontaneo e leggero di Aurora, legato alla passione per l’Atalanta e alla dimensione collettiva dello stadio.
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