Protoni contro il cancro: le nuove frontiere della radioterapia
Humanitas Gavazzeni
La Radioterapia oncologica ha compiuto passi da gigante negli ultimi anni. Tecnologie sempre più sofisticate permettono oggi di colpire i tumori con una precisione impensabile fino a pochi decenni fa, riducendo i danni ai tessuti sani. «Siamo in una fase di straordinaria evoluzione – spiega il professor Rosario Mazzola, responsabile di Radioterapia in Humanitas Gavazzeni e professore associato in Humanitas University –. Le nuove frontiere riguardano la capacità di adattare le terapie su ogni paziente, integrandole al contempo con l’immunoterapia. L’obiettivo è aumentare il più possibile l’efficacia delle stesse, minimizzando la loro invasività».
In questo contesto, la Protonterapia rappresenta uno dei progressi più rilevanti. A differenza della radioterapia tradizionale con raggi X, i protoni rilasciano la quasi totalità della loro energia direttamente all’interno della massa tumorale, grazie a una proprietà fisica: il picco di Bragg. «Questo significa che il tessuto sano intorno al tumore riceve una dose praticamente nulla – chiarisce Mazzola –. È una differenza fisica fondamentale: si traduce in meno effetti collaterali, sia acuti sia a lungo termine. In pratica, si concentra il raggio dove serve, risparmiando strutture critiche come il midollo spinale, gli occhi, il cuore».
In Humanitas, la Protonterapia è diretta dalla prof.ssa Marta Scorsetti e viene effettuata nel nuovo Proton Building presso l’Irccs Istituto Clinico Humanitas di Rozzano: una struttura da 6.435 m², dove tecnologia e alta competenza medica si fondono nell’Oncologia di precisione. Una possibilità concreta per i pazienti di Humanitas Gavazzeni, i cui casi vengono presi in carico negli incontri multidisciplinari dalle équipe di Radioterapia degli ospedali del Gruppo.
Il lavoro di squadra è centrale, e in Oncologia rappresenta spesso la differenza tra un trattamento standard e uno davvero su misura. «Nessuna decisione viene presa da un singolo specialista – continua il professore –. I medici che si occupano di diagnosi e cura del cancro come i radio-oncologi, oncologi medici, chirurghi oncologi, radiologi, medici nucleari e patologi si confrontano quotidianamente per costruire il percorso migliore su misura del singolo paziente. La Protonterapia, nello specifico, richiede una pianificazione molto accurata che coinvolge figure diverse: non solo il radio-oncologo, ma, ad esempio, anche il fisico sanitario, che elabora il piano di trattamento, oltre ai colleghi delle discipline coinvolte in base alla sede del tumore. È un lavoro corale, e la qualità del risultato dipende anche da questo».
La Protonterapia è particolarmente indicata per tumori complessi o localizzati in aree delicate, in prossimità di organi vitali o strutture critiche, come il sistema nervoso centrale, l’occhio o il midollo spinale. In Humanitas, la tecnologia si combina con l’expertise, tra gli altri, in tumori rari come cordomi e condrosarcomi, nei tumori cerebrali e spinali, nei sarcomi dei tessuti molli, nei tumori della base del cranio, dell’esofago, dei testicoli e in alcune neoplasie oculari, oltre che nei casi di recidiva in aree già sottoposte a Radioterapia. «Rivolgersi a centri specializzati è questione di sicurezza ed efficacia – conclude Mazzola –. La Protonterapia richiede elevate competenze medico-fisico per garantire efficacia e sicurezza. Un centro ad alto volume garantisce l’esperienza necessaria per trattare anche i casi più complessi».
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