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MILANO - CORTINA 2026. Mai un’edizione olimpica è stata «distribuita» su diverse sedi. Corsa contro il tempo, non tutti i cantieri sono finiti. L’inaugurazione dalle 20 allo stadio di Milano.
Milano
La rottura con la tradizione per tracciare la linea del futuro. Nello sport ci sarà un prima e un dopo i Giochi di Milano Cortina che stanno per aprirsi al mondo: l’avvento delle Olimpiadi diffuse nella storia dell’evento a cinque cerchi si manifesta già con la piccola rivoluzione contenuta nel logo, con due città citate e coinvolte, e sette sedi gare distribuite su 450 km con tre regioni coinvolte. Una doppia paternità che in oltre 130 anni di storia olimpica non ha un precedente, anzi lo crea: e così l’Italia accenderà i due bracieri per dare il via alla XXV edizione della rassegna di neve e ghiaccio in qualche modo farà da cavia al progetto innovatore del Cio.
Una doppia sfida per l’Italia che deve farsi trovare pronta sul piano dell’efficienza e della modernità, nonostante la corsa contro il tempo tra cantieri aperti e opere che comunque non verranno completate, e che ambisce sul piano agonistico a scalare il 12° posto nel medagliere storico. La piccola Italia che per la terza volta ospita i Giochi invernali, 20 anni dopo Torino e a 70 di distanza da quelli di una Cortina in bianco e nero: e sono quattro le edizioni contando le estive di Roma ’60.
Milano Cortina sarà comunque la grande opera prima che vedrà in campo 9 2 nazioni e oltre 3500 atleti sparsi tra le Dolomiti e la Valtellina, e tutti i campioni del ghiaccio all’ombra del Duomo, e in qualche modo dovrà dire se il modello testato in Italia sarà riproducibile in futuro. Il quadro geopolitico è andato, se possibile, peggiorando a ogni quadriennio alternato tra Giochi estivi e invernali, con pesanti ricadute sui costi da affrontare per organizzare un evento di tale portata: oltre 6 miliardi costeranno per l’Italia, che aspetta comunque ricadute in termini di immagine, infrastrutture, indotto. Intanto però il conto alla rovescia è concluso e quando a San Siro le luci della cerimonia-show si accenderanno e il Cio avrà dichiarato aperti i Giochi, il testimone passerà ai campi gara, iconici come la Stelvio per lo sci alpino maschile o le Tofane per le donne, passando per la culla del biathlon, quell’Anterselva in cui i cinque cerchi campeggiano tra alberi e lago ghiacciato. Un luogo simbolo che in queste ore ha accolto i tanti appassionati della disciplina.
L’Italia ha messo in campo la sua squadra migliore: 196 atleti con un obiettivo di 19 medaglie, e non poche star. Da Sofia Goggia a caccia della consacrazione in casa a Federica Brignone, tornata per non mancare ai Giochi italiani nonostante un infortunio tostissimo che l’ha tenuta fuori dal Circo bianco per tanti mesi. Riflettori su Lindsay Vonn, la star Usa rientrata a cinque anni dal ritiro e nonostante un ginocchio rotto a una settimana dal via scierà, dopo aver praticamente vinto tutto, anche solo per onorare il motto decoubertiano per l’importante è partecipare. A Milano ghiaccio infuocato con Arianna Fontana che alla sesta Olimpiade punta a chiudere in bellezza: e lo farà con un antipasto nobile, portabandiera dell’Italia Team a San Siro in compagnia di un altro inossidabile, il re del fondo Federico Pellegrino. Onore che a 400 km di distanza divideranno con Brignone e Amos Mosaner, il padrone del curling che arriva alla cerimonia dopo l’esordio vincente nel doppio misto con Stefania Constantini. Giochi, anche quelli della neve, sempre più universali e aperti, con pochi russi (appena 20 e solo neutrali) ma diverse incursioni da Paesi geograficamente non da neve. Si alza il sipario sulla doppia sfida dell’Italia, sui Giochi nuovi e ambiziosi, che guardano al futuro sperando già di aver fatto la storia.
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