Benzinai in sciopero da stasera a giovedì. I gestori: «Via dal decreto cartellone e sanzioni»

Serrata. Lo stop avrà inizio alle 19 di martedì 24 gennaio sulla rete ordinaria e dalle 22 sulle autostrade: durerà due giorni, fino al 26 gennaio. Brebemi: nelle aree di servizio Adda Nord e Adda Sud (Caravaggio) sarà possibile rifornirsi. Gli aggiornamenti.

Lo sciopero nazionale dei benzinai avrà inizio alle 19 di martedì 24 gennaio sulla rete ordinaria e dalle 22 sulle autostrade: durerà due giorni, fino al 26 gennaio. Per quanto riguarda la Bergamasca, arriva un aggiornamento riguardante la Brebemi: la società informa che nelle aree di servizio Adda Nord e Adda Sud dell’autostrada A35 Brebemi-Aleatica, zona Caravaggio, sarà possibile rifornirsi di carburante anche durante lo sciopero. La mobilitazione non toccherà quindi le 2 aree di servizio della direttissima A35 Brescia-Milano.

Muro contro muro

Nel frattempo prosegue il muro contro muro tra le associazioni di categoria e il governo. «Correggere il decreto Trasparenza abrogando il cosiddetto cartellone sostituendolo, se del caso, con un QR-Code o un App o con dispositivi luminosi a distanza in modo da sgravare i benzinai già oggi oberati da obblighi di comunicazioni e di conseguenza depennare le ulteriori sanzioni che non avrebbero senso in mancanza di adempimenti» è la richiesta ribadita dal presidente della Faib Confesercenti Giuseppe Sperduto alla commissione Attività produttive alla Camera che ha avviato oggi le audizioni sul decreto Trasparenza dei prezzi dei carburanti nel giorno in cui parte lo sciopero di 48 ore dei benzinai, con inizio questa sera.

«La vera speculazione - ha spiegato Sperduto - si annida nella grande evasione Iva che ancora impatta sulla rete e nell’inaccettabile illegalità contrattuale che genera quel fenomeno di caporalato petrolifero che sottrae oltre una decina di miliardi di euro all’anno alle casse dello Stato, secondo le fonti ufficiali”. “Se di un decreto si sente il bisogno per la trasparenza e la legalità - ha proseguito - è di un decreto contro l’illegalità contrattuale: solo così si può assestare un colpo a chi realmente specula truffando lo Stato».

Il presidente della Fegica, Roberto Di Vincenzo, in audizione in commissione Attività produttive alla Camera sul decreto Trasparenza dei prezzi dei carburanti, punta il dito sull’«imbarazzo del governo anche espresso ieri. C’è stato tanto fumo ma non c’era un pezzettino di arrosto, vediamo come uscirne, noi siamo pronti». Nel ribadire la contrarietà all’esposizione del nuovo cartello con il prezzo medio regionale di benzina e gasolio e alle sanzioni legate alla mancata pubblicazione dei prezzi perché «ci sono già e sono già inique», Di Vicenzo auspica il «ripristino della situazione quo ante» perché «se non si fosse soffiato sul fuoco tutto era già in linea con quanto già stabilito».

Assopetroli-Assoenergia, l’associazione che rappresenta le aziende proprietarie di oltre metà delle stazioni di servizio stradali in Italia, esprime «piena solidarietà ai sindacati dei benzinai (Figisc-Anisa, Fabi e Fegica)». In una nota l’associazione parla di «ingiusta campagna di criminalizzazione delle imprese, accusate contro ogni evidenza numerica, di speculare sui prezzi della benzina a danno dei consumatori. Un’accusa dimostrata infondata, numeri alla mano, dalla lettura delle banche dati dei Ministeri competenti. Rilevazioni pubbliche, open data, che già da molti anni garantiscono piena conoscibilità e trasparenza al mercato». «Le misure introdotte col Decreto Trasparenza - aggiunge - sono quindi la soluzione finta a un problema che non esiste, se non nella schermaglia del dibattito politico. Alcune di esse non solo sono inutili e sproporzionate, ma perfino dannose. In particolare, sul fronte della trasparenza, obbligare ad installare un cartello aggiuntivo per esporre il prezzo medio regionale può generare solo ulteriore confusione ai consumatori. Le stesse informazioni, invero ben più dettagliate, sono facilmente accessibili da anni sul sito ministeriale Osservaprezzi Carburanti». «Potenziare la segnaletica prezzi sui 22.000 punti vendita italiani costerà circa 400 milioni di euro che finiranno per gravare sui prezzi al consumo della benzina. Dunque, fumo negli occhi, a danno delle imprese e dei consumatori» conclude Assopetroli-Assoenergia.

Il decreto Trasparenza sui prezzi dei carburanti - ha detto il direttore di Federchimica Assogasliquidi, Silvia Migliorini, in audizione in commissione Attività della Camera - comporta «oneri gestionale e tecnico amministrativo, per inserire il prezzo medio che richiede di seguire una fase di permessi per l’adeguamento, e oneri economici che non sono giustificati e potrebbero avere un effetto che nessuno auspica di un impatto sul prezzo finale del carburante. L’indicazione del prezzo medio e l’obbligo della cartellonistica - aggiunge - darà maggiore confusione e potrebbe, c’è il rischio, avere un effetto di adeguamento del prezzo rispetto al medio e riduzione della concorrenza che è l’opposto che il governo e il parlamento hanno cercato di garantire».

«Per garantire ulteriore trasparenza, al posto di inutili cartelli ulteriori, sui punti vendita» sarebbe meglio esporre «un QRCode, che indirizzi gli utenti effettivamente interessati ad adire al sito dell’Osservaprezzi Carburante del Mimit, con dati certificati quindi dal ministero e basati su prezzi effettivi, selezionabili per area geografica, itinerario o tratta autostradale, superando in senso effettivamente proattivo del consumatore questa inutile controversia su un concetto, quello del ’prezzo medio’ che ha un valore puramente mediatico ed emozionale a seguito dell’attenzione sui prezzi scatenata dall’aumento delle accise». Così il presidente nazionale Figisc Confcommercio, Bruno Bearzi, in audizione in commissione Attività produttive.

Assoutenti: listini in salita

«I gestori hanno già visto accolte le proprie richieste, con il Governo che ha modificato il decreto trasparenza rendendolo compatibile con le esigenze dei benzinai, circostanza che già di per se fa venire meno le ragioni della protesta - spiega il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi - Ad alimentare il sospetto che dietro la serrata dei distributori ci siano le compagnie petrolifere, è anche il fatto che migliaia di pompe presenti in Italia sono di proprietà delle società petrolifere, con i vari marchi che impongono il prezzo al pubblico lasciando un margine ridottissimo ai benzinai». Assoutenti segnala poi come molti benzinai hanno deciso di non aderire alla protesta, come quelli autonomi aderenti alle sigle Angac e Asnali, che contestano fortemente le pressioni per limitare la trasparenza sui prezzi. «E intanto si assiste all’ennesima speculazione a danno dei cittadini: in concomitanza con l’avvio dello sciopero, i prezzi di benzina e gasolio stanno registrando rialzi in tutta Italia, approfittando dell’esigenza degli automobilisti di fare il pieno per non ritrovarsi a secco nei due giorni di protesta. Una situazione che dimostra ancora una volta come sia necessario intervenire sul fronte della trasparenza e della formazione dei prezzi dal pozzo alla pompa, e anche per questo stiamo studiando le contro-misure da intraprendere contro benzinai e compagnie petrolifere disonesti, con una evasione denunciata di circa 14 miliardi di euro annui», conclude Truzzi.

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