Bergamo, addio all’ex tenente che pareva uscito da un romanzo

IL LUTTO. Fulvio Maraviglia se n’è andato lunedì 8 giugno a Vercelli: «Non ha mai fatto valere il grado e se avevi bisogno di qualcosa sapevi a chi rivolgerti».

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A Bergamo è sempre rimasto «il tenente», anche se poi negli ultimi anni s’era congedato da colonnello. E se le ricordano ancora in molti l’ironia tagliente da buon fiorentino, l’arguzia che era il suo quid in più non solo nei discorsi ma pure nell’intuito investigativo, le doti umane che lo facevano percepire dai sottoposti tutt’altro che un despota. «Non ha mai fatto valere il grado e se avevi bisogno di qualcosa sapevi a chi rivolgerti», ricorda ora un ex brigadiere commosso e felice di aver preso ordini da uno così. E, soprattutto, la sua capacità di non prendersi mai troppo sul serio, qualità rara a certi livelli delle forze dell’ordine, forse perché il ruolo impone una serietà che non vada mai oltre un sorriso sorvegliato.

Arrivò a Bergamo nel 1991

Fulvio Maraviglia se n’è andato lunedì 8 giugno a Vercelli (mercoledì 10 alle 11,30 i funerali nel Duomo) a 68 anni, gli ultimi dei quali passati in compagnia di una grave malattia, lasciando la moglie Donatella e il figlio Federico. Ne aveva 33 quando nel 1991 la sua figura allampanata comparve in via delle Valli per comandare il nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Bergamo, all’epoca particolarmente impegnato a contrastare le rapine in banca e i cascami di una vecchia mala ancora affezionata ai passamontagna, alle pistole e alle Alfa Romeo sgommanti.

Lo scherzo ai cronisti

«Orco demonio» era solito esclamare, quasi più con tono divertito che collerico, quando qualcosa non andava per il verso giusto. Memorabile uno scherzo che architettò ai danni dei cronisti di nera dei due giornali cittadini, quotidianamente impegnati a captare le comunicazioni via radio di carabinieri e polizia tramite apparecchi abusivi e mal tollerati dalle divise. Una sera di marzo giornalisti e fotografi, dopo aver intercettato un messaggio diffuso ad arte dalla centrale operativa, si ritrovarono al freddo e ai mille metri dei Colli di San Fermo a caccia di un inesistente cadavere crivellato di colpi.

Per sei mesi Maraviglia resse ad interim la Compagnia di Bergamo e nel 1996, col grado di capitano, passò a comandare quella di Luino (poi fu la volta di Vercelli e infine Novara), lui che, oltre che di gialli, era appassionato lettore di Piero Chiara, il luinese che proprio in quei luoghi aveva ambientato i suoi romanzi. E pareva uscita dalle pagine di un libro di Chiara, l’intuizione che l’allora capitano Maraviglia ebbe per smascherare lo sdolcinato writer da tempo impegnato a imbrattare con messaggi d’amore i muri della cittadina. Ordinò ai suoi uomini di scrivere, accanto alle frasi dell’innamorato, un bel «Cornuto!». Questione di 48 ore e nottetempo l’autore fu catturato, colto sul fatto con vernice e pennello mentre tentava di salvaguardare la sua reputazione di maschio.

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