( foto Bedolis)
IL FATTO. Alle 9.45 di domenica mattina è suonato l’allarme alla Croce Rossa di Bergamo, nel quartiere di Loreto. Il bimbo sta bene ed è stato chiamato Pietro: di origini caucasiche, ha solo pochi giorni.
Avvolto con una coperta. Indosso il suo vestitino. Un gesto d’amore e di cura, nel momento forse più lacerante di tutti. Quello del distacco. «Ti auguro una vita piena di gioia e di serenità, che in questo momento non ti possiamo dare. Ma sei stato tanto amato. Ti amo tanto». Il neonato affidato alla Culla per la Vita della Croce Rossa a Loreto aveva con sé un biglietto con queste parole. Una breve lettera, di poche righe, non firmata, scritta a mano in un italiano senza errori.
Pietro, così è stato chiamato il bambino di origine caucasica di pochi giorni lasciato nella culla protetta che si trova appena fuori dal cancello d’ingresso della Croce Rossa. I soccorritori lo hanno trovato sereno e in buona salute. La cosa più importante.
Prima la chiamata al 112, che ha informato a sua volta l’Areu e le forze dell’ordine, e poi l’invio dell’ambulanza
È successo alle 9,45, quando è scattato l’allarme al centralino della Croce Rossa, attualmente ospitato nell’Accademia della Guardia di Finanza per via dei lavori in corso nella sede di Loreto. Dal monitor, collegato con l’interno della Culla, l’operatore in servizio si è accorto che qualcosa nel lettino si muoveva. O meglio qualcuno, un bambino. Così è scattata la procedura di soccorso. Prima la chiamata al 112, che ha informato a sua volta l’Areu e le forze dell’ordine, e poi l’invio dell’ambulanza. In pochissimi minuti, un paio soltanto, in via della Croce Rossa sono arrivate proprio l’ambulanza della Cri e un’auto medica di Areu, seguite da tre squadre della Polizia di Stato con la Polizia Scientifica, sul posto per effettuare i rilievi del caso.
Bergamo, neonato lasciato nella Culla per la Vita. Video di www.bergamotv.it
È qui, dentro la Culla per la Vita, che vengono fatte le prime valutazioni sul neonato e prestate le prime cure attraverso l’uso del kit di pronto intervento appositamente collocato nel locale. Il piccolo è cosciente e respira. Da lì viene trasportato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII, dove medici e infermieri continueranno a occuparsi di lui. Pietro sta bene e mangia.
È ciò che conta dopo una mattinata di apprensione come quella trascorsa e che ha toccato il cuore di tanti. Per primi coloro che hanno portato Pietro alla Culla della Vita - presumibilmente i genitori -, che hanno scelto di consegnare la vita del loro bambino ad altri. Un gesto netto, uno strappo duro e doloroso, mosso da ragioni sconosciute ad eccezione di chi lo compie. In quel biglietto compilato - pare - a penna, dove le frasi ricorrono talvolta al singolare e altre al plurale, lasciando supporre la presenza forse di entrambi un padre e una madre, è racchiusa la sofferenza di una scelta difficile. E che però la Culla per la Vita - gestita dalla Croce Rossa insieme all’Associazione Italiana Donne Medico e al Cav - con la sua delicatezza, garantisce in un contesto di totale anonimato e discrezione. Il pannello esterno, in otto lingue, invita chi attraversa un momento critico a non abbandonare il proprio figlio ma a consegnarlo alla Culla.
Nessuna telecamera, ovviamente, all’esterno del box, e nemmeno in quel tratto di via. E anche l’impianto di videosorveglianza installato nella casetta riprende solo dall’alto. Tutto ciò che è visibile è al massimo un paio di mani. In certi casi neanche quelle. Dentro, tutto è pensato e progettato per accogliere al meglio il bambino, a partire dalla temperatura, che viene regolata automaticamente. La Culla viene monitorata 24 ore su 24.
Pietro ci ha trascorso pochi istanti. Ma non è stato il solo episodio il suo da quando la struttura nel 2019 è stata trasferita alla Croce Rossa dalla sua collocazione precedente, al monastero Matris Domini di Via Locatelli. Il 3 maggio 2023 vi fu ritrovata una bambina, che venne invece chiamata Noemi.
Sono tante, solo nelle prime ore, le richieste di adozione arrivate alla Croce Rossa ma la mamma naturale ha 10 giorni di tempo, per legge, per ripensare alla sua decisione e farsi avanti, prima che il piccolo diventi adottabile
In giornata anche il Commissario capo Marta Casati, portavoce della Questura, si è recata in Croce Rossa. L’intervento della Polizia di Stato è stato immediato: «Appena arrivato l’allarme ci siamo attivati - riferisce Casati -. I nostri equipaggi sono giunti sul posto per verificare la situazione e dare ausilio agli operatori sanitari. Abbiamo trovato una situazione rassicurante, il neonato era in buone condizioni, coperto con i suoi vestiti e avvolto da una copertina. Un neonato accudito, che aveva con sé tutto il necessario. Abbiamo trovato anche una piccola lettera, dal contenuto amorevole, scritta a mano. Il messaggio - conclude Casati - di persone che vogliono bene a questo bambino».
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