Bergamo, si amplia gres art: 1.500 metri quadri in più. Aprirà in autunno

IL PROGETTO. Pronto a partire un intervento su un’area di 1.500 mq nello stabile realizzato nei primi del Novecento. Ospiterà eventi fino a mille persone. La dg Acquati: «Faremo rivivere questi luoghi con una proposta variegata».

La trama dei mattoni, lo scheletro di carpenteria, le ampie vetrate, i silos. Un altro pezzo dell’ex Gres di via San Bernardino è pronto a rivivere con contenuti artistici e culturali, un ampliamento del progetto «gres art 671» inaugurato a novembre 2023, a cui ora si va ad aggiungere un «plus», «gres art 671+». Agli attuali 3.500 metri quadri di superficie se ne aggiungeranno altri 1.500, raggiungendo quota 5mila.

Raddoppia il giardino, da 600 a 1.200 metri quadri, un continuum vegetale che legherà gli edifici dove un tempo si producevano tubi. Negli spazi «rigenerati» si creano connessioni e contaminazioni, tra chi visita mostre, chi studia o lavora (c’è uno spazio per il co-working), chi ci va per bere un caffè.

Il cantiere per l’ampliamento partirà a breve per chiudersi in autunno, un’iniziativa del Gruppo Italmobiliare e della Fondazione Pesenti che ha già trasformato parte dell’ex area industriale in un polo culturale vivo, attrattivo e inclusivo con una media di 6mila ingressi al mese, 40 eventi di rilievo internazionale, la presenza di artisti e personalità come Marina Abramović, Alessandro Barbero e quattro Premi Nobel. E a marzo (fino ad ottobre) la mostra di un big dell’arte contemporanea, il britannico Isaac Julien.

I numeri del cantiere

La struttura sarà «rigenerata», ricavando uno spazio modulabile in base agli eventi, con una capienza compresa tra le 300 e le 1.000 persone. Al centro dell’intervento l’edificio realizzato nei primi del Novecento (il più prossimo a via San Bernardino) su cui si poggia la struttura principale, già utilizzato nei mesi scorsi per alcuni eventi di rilievo (come un’installazione di Abramović).

La formula di gres art 671 funziona e, spiega la general manager Francesca Acquati, «abbiamo bisogno di più spazi, in particolare per il public program. La nostra volontà è far rivivere l’area attraverso una proposta culturale multidisciplinare e dalla visione internazionale, in relazione con le altre istituzioni della città, penso alla collaborazione con la Fiera dei Librai per l’evento con Barbero, le performance sperimentate con Festival danza estate, iniziative che hanno richiamato moltissimo pubblico, siamo arrivati a 800 presenze, con il tutto esaurito».

Una popolazione eterogenea quella che frequenta gli spazi di gres art, «che cambia rispetto alle funzioni – entra nel merito Acquati -. C’è chi frequenta le mostre, persone che vivono nel quartiere e passano per un cappuccino. Molto utilizzato lo spazio per il co-working e lo studio, giovani free lance si appoggiano qui per una call, per stare in un contesto dinamico e bello dal punto di vista architettonico. Per rendere più “osmotica” l’identità del luogo, sul muro d’ingresso lasciamo sempre almeno un’opera d’arte a fruizione gratuita».

Simbolo della città che cambia

E il contenitore è il racconto di una città che cambia: «Sono spazi generosi dal punto di vista dimensionale, con una modalità di apporto della luce naturale molto intelligente, una qualità dell’ambiente importante e quindi un’ottima occasione per recuperarli facendo sì che anche le nuove generazioni possano esperire questi spazi - afferma il progettista Mauro Piantelli dello studio De8 -. Nel preservare queste tracce di archeologia industriale credo ci sia una funzione educativa. Bergamo è stata una città industriale, nel piano regolatore della città, erano gli anni Settanta, Astengo (Giovanni, ndr) aveva recensito più di 100 edifici artigianali e industriali in città, tracce che in pochi decenni abbiamo cancellato.

In questo senso l’intervento sull’ex Gres è un vero progetto di rigenerazione urbana, termine di cui abbiamo abusato perché in alcuni ambiti si è intervenuti più con un’operazione sostitutiva, rimuovendo quello che c’era con edifici più ordinari». Lo sforzo è dunque rispettare il passato dell’edificio, «che ha una sua ritmica, un apparato decorativo – si sofferma Piantelli -. Abbiamo iniziato con un esercizio di sottrazione, eliminando parte della copertura, recuperando così 600 metri quadri di giardino. Manterremo tutta la carpenteria, spina dorsale dell’edificio, adeguandola alle norme antincendio, e utilizzando un soppalco esistente, realizzeremo i nuovi impianti, che non si vedranno, neanche all’esterno». Piantelli spiega la filosofia del progetto, «che lavora sulla luce e sullo spazio, apparentemente molto semplice ma che ha complicazioni tecniche, affinché lo spazio possa essere raccontato in questa sua essenzialità. Lavoriamo sulla preesistenza, non lasciandola intonsa, ma manipolandola».

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