Bergamo, tutte le vite di piazzale Alpini. Uno spazio in cerca di un futuro
LA STORIA. Dal mercato del bestiame nell’Ottocento all’ultimo restyling con un’area per il food e concerti. La piazza, spesso al centro di polemiche, resta alla ricerca di un difficile equilibrio tra problemi e trasformazioni. Il nodo del monumento alle penne nere.
Lettura 2 min.Dal mercato del bestiame al via vai di studenti e pendolari, passando per l’adunata degli Alpini, i ritrovi delle tifoserie ospiti, i concerti e persino un hub vaccinale durante la pandemia. Piazzale degli Alpini, nel cuore di Bergamo, ha cambiato volto tante volte, accompagnando l’evoluzione della città e diventandone, nel bene e nel male, uno specchio. Oggi, tra problemi di sicurezza e degrado e tentativi di rilancio, è ancora al centro del dibattito, tanto da finire simbolicamente sul rogo del Ducato di Piazza Pontida durante il «Rasgamènt de la Ègia» a marzo. Una storia di trasformazioni, polemiche e nuove aspettative, per uno spazio alla costante ricerca di un definitivo equilibrio.
Dalla campagna a piazza d’Armi
Prima dell’Ottocento era una zona di campagna, tra campi, terreni umidi e rogge, ai margini della città. La svolta arrivò con i Propilei di Porta Nuova (1837) e la stazione ferroviaria (1857): Bergamo iniziò a espandersi verso sud e l’area, diventata piazza d’Armi, si trasformò in un importante mercato del bestiame. Per decenni fu il regno di allevatori, commercianti e animali: qui si vendevano bovini, cavalli e maiali, fino al trasferimento del mercato alla Malpensata, nei primi decenni del Novecento.
Giardino, autolinee e Alpini
Tra gli anni Venti e Quaranta il piazzale assunse una nuova veste urbana, con la costruzione dell’Istituto tecnico Vittorio Emanuele II e del giardino pubblico antistante. Mentre negli anni Cinquanta, con l’arrivo della stazione delle autolinee, si consolidò la sua funzione di snodo dei trasporti. Il 1962 segnò un altro momento storico: l’inaugurazione del monumento agli Alpini, a lungo sognato dalle penne nere orobiche, diede al piazzale il nome attuale. In occasione dell’adunata nazionale, Bergamo fu pacificamente invasa dagli Alpini, in una festa epica rimasta nella memoria collettiva.
La sfida della riqualificazione
Per decenni lo spazio conservò l’aspetto di un giardino alberato, tra aiuole, vialetti e appunto il monumento con l’annessa fontana. La vicinanza alle stazioni ha reso il piazzale un punto di passaggio quotidiano per studenti e pendolari, ma anche un luogo esposto a fragilità sociali, degrado e problemi di sicurezza. Tra il 2016 e il 2020 il Comune ha quindi promosso una profonda trasformazione: via parte del vecchio giardino e le vasche d’acqua del monumento, spazio a pavimentazioni con getti d’acqua da terra (mai utilizzati) e a percorsi aperti, con l’obiettivo di una piazza polivalente, capace di ospitare eventi. Un investimento di circa 1,8 milioni, che non ha però risolto tutte le criticità. Bivacchi, spaccio e problemi di ordine pubblico sono rimasti, rendendo necessari frequenti interventi delle forze dell’ordine. Nel 2024, non senza polemiche, il Comune ha deciso di delimitare l’area con una recinzione e cancelli d’ingresso.
Tra eventi e prospettive future
Intanto il progetto Nxt ha provato a restituire al piazzale una vocazione aggregativa, con concerti, festival, mercatini e spettacoli capaci di richiamare migliaia di persone. Un rilancio che convive però con le proteste dei residenti per il rumore e con le criticità sociali. Più recentemente, la crescita europea dell’Atalanta ha aggiunto un’altra funzione al piazzale, punto di raccolta delle tifoserie ospiti, accompagnate allo stadio con le navette. Il futuro è tutto da decifrare. Molto dipenderà dal maxi progetto di Porta Sud, che comprende anche la riqualificazione dell’attuale stazione delle autolinee. Un orizzonte ancora lontano, mentre resta aperta anche la questione del restauro del monumento agli Alpini, caro alle penne nere . E così, dopo essere stato anche mercato di bestiame e giardino, il piazzale cerca ancora la sua vocazione definitiva: la sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza, socialità e vivibilità, valorizzando uno spazio che, da sempre, racconta i cambiamenti di Bergamo.
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