(Foto di edolis)
L’ESTATE TORRIDA. Per la centralina Arpa di via Goisis è il valore massimo dal 1996, da quando esiste il monitoraggio. Per i ciclofattorini non ci sarà un’ordinanza come a Milano. I sindacati: intento condivisibile, ma li penalizzerebbe.
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La nuova ondata di caldo è cominciata. Anzi, forse quella precedente non se n’è mai andata del tutto. Nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio attorno alle 15, in città la centralina Arpa di via Goisis ha toccato i 38,6 gradi: per questa postazione – tradizionalmente non la più rovente del capoluogo, ma l’unica per cui sono disponibili i dati in tempo reale e non «a consuntivo» il giorno seguente – è il record della temperatura massima da quando esiste un monitoraggio puntuale, cioè dal 1996. In precedenza, lì si era arrivati «solo» a circa 37,5 gradi durante la bolla tropicale di fine giugno 2019.
«Settimana prossima continuerà a far caldo: ci attendono 33-34 gradi di massima tutti i giorni»
«Il picco di temperatura dovrebbe essere stato raggiunto – spiega Daniele Berlusconi, meteorologo di 3bmeteo.com -. Ora ci si attende un lievissimo calo: aumenterà però l’umidità, dunque probabilmente il caldo si soffrirà maggiormente». Insomma, si continua a boccheggiare, anche se tra «venerdì 10 e sabato 11 luglio potrebbe registrarsi qualche temporale, soprattutto sulle Orobie – specifica l’esperto -. Non saranno però dei veri break con aria fresca, ma solo un aumento dell’instabilità che potrebbe successivamente interessare anche le aree pianeggianti». E la prossima settimana? «Continuerà a far caldo – risponde Berlusconi – non si vede uno smorzamento importante: ci attendono 33-34 gradi di massima tutti i giorni».
Mentre il sole è allo zenit e la città prende le sembianze di un deserto, l’asfalto resta solcato anche da sciami di biciclette e scooter che nonostante l’afa massacrante recapitano pranzi e spuntini in ogni angolo di Bergamo. I rider soffrono, patiscono la calura alla stessa maniera in cui sfidano gli acquazzoni e il gelo, però non si fermano. Non possono: per guadagnare compensi risicati, devono portare a termine le proprie «missioni».
A Milano nei giorni scorsi il Comune ha emanato un’ordinanza, analoga a quella adottata su scala regionale per edilizia e agricoltura, che pone un limite: nelle giornate da «bollino rosso», chi gestisce questi servizi a domicilio deve ridurre o sospendere l’assegnazione di consegne nella fascia oraria che va dalle 12,30 alle 16. A Bergamo, il provvedimento non sarà replicato: Palazzo Frizzoni, che sul tema mantiene un’interlocuzione periodica con i sindacati, ha scelto di non adottare un’ordinanza di questo tipo, valutata come «controproducente». «I lavoratori hanno bisogno di essere tutelati – premette Giacomo Angeloni, assessore alla Sicurezza, che segue la vicenda -. L’ordinanza però ricade solo sui lavoratori, penalizzandoli senza ristori, mentre questo strumento non può imporre dei vincoli alle piattaforme». Perché, appunto, gli addetti al delivery sono formalmente inquadrati come lavoratori autonomi, benché «dipendano» da un algoritmo e siano «guidati» da grandi player internazionali.
Anche tra i sindacati, in fondo, i dubbi su tale approccio non mancano: «Per quanto sia condivisibile l’idea di voler proteggere la salute e la sicurezza, di fatto proibendo loro di lavorare, la soluzione non può essere questa – riflette Ayman Bourrai, del Nidil Cgil Bergamo -. Durante lo stop non vengono pagati, così a loro arriverebbe un messaggio di questo tipo: il Comune ferma l’attività e voi non ricevete i soldi. La questione, invece, va spostata su chi gestisce le piattaforme». Almeno per ora, comunque, a Bergamo «non abbiamo notizie di malori o infortuni legati al caldo – aggiunge Bourrai -. Ma vogliamo agire sulla prevenzione, prima che ci scappi l’infortunio o il morto: lo scorso anno abbiamo fatto una campagna distribuendo acqua ai ciclofattorini, probabilmente lo faremo anche a breve».
Per Ivana Di Tanno, coordinatrice territoriale della Uiltrasporti Bergamo, «l’ordinanza può funzionare nei magazzini della logistica o dove ci sono aziende strutturate e non c’è un guadagno diretto sulla quantità del lavoro: per un rider viceversa non è possibile, per l’ennesima volta si trovano a essere l’ultimo anello della catena. Chi è dipendente può avere un cambio turno o ammortizzatori sociali, un rider non può certo consegnare il pranzo in un’altra ora del giorno». «I rider che rappresentiamo sono lavoratori autonomi, per cui la sospensione dell’attività, legata all’obiettivo di tutelare la salute, non si coniuga con la copertura economica che per questi lavoratori è ad oggi assente – rimarca Manuel Giovanati, segretario generale della Felsa Cisl Lombardia -. I rider possono scegliere quando lavorare, ma non significa dover scegliere tra salute e possibilità di guadagno, e questo è l’elemento assente su cui noi ci concentriamo. Il punto centrale e inderogabile è la possibilità di coniugare la scelta di lavorare in sicurezza con la continuità reddituale». Tant’è che a Milano, ad esempio, tra i ciclofattorini regna l’incertezza: «I lavoratori ci stanno chiedendo di sbloccare loro gli account per poter lavorare e non tutti capiscono ciò che sta accadendo – segnala Giovanati -. Serve una regia nazionale per definire delle scelte. Provare a riempire quelle giornate con formazione dedicata alla salute e la sicurezza prevedendo un’indennità di frequenza consentirebbe di garantire la crescita culturale sul tema della salute e la sicurezza».
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