Caso Yara Gambirasio, i legali di Bossetti chiedono nuove analisi: la Corte d’Assise si riserva

IN TRIBUNALE. La difesa chiede nuovi accertamenti sui reperti. Il pubblico ministero e la parte civile si oppongono. La Corte d’assise si è riservata la decisione.

Lettura 1 min.

Bergamo

Udienza in camera di consiglio lunedì 5 ottobre, in Tribunale a Bergamo, per un incidente di esecuzione relativo alla richiesta di nuove analisi sui reperti del caso Yara Gambirasio, avanzata dalla difesa di Massimo Bossetti, videocollegato dal carcere di Bollate. Due i punti su cui la difesa dà battaglia: la metodologia di estrazione del dna dalla traccia 31G20, quella di sangue misto di Yara e Bossetti, vale a dire la prova regina che ha portato alla condanna al’ergastolo del muratore di Mapello; e tracce genetiche, secondo la difesa di liquido seminale, repertate sul giubbotto di Yara che non sono state analizzate.

Lo scorso giugno Claudio Salvagni e Paolo Camporini, difensori di Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, avevano depositato alla Corte d’assise di Bergamo, in funzione di giudice dell’esecuzione, un’istanza per ottenere l’autorizzazione a svolgere accertamenti tecnico-scientifici sui reperti e sui campioni biologici tuttora esistenti.

«Gli elementi oggi posti a fondamento dell’istanza sono emersi soltanto all’esito delle attività autorizzate dal giudice dell’esecuzione e, in particolare, dopo la recente acquisizione e consegna alla difesa della documentazione fotografica ad alta risoluzione realizzata dal Ris», avevano spiegato i legali.

La Corte d’assise ha finora autorizzato la visione dei reperti, senza consentire nuove analisi, nei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024. Durante l’udienza di lunedì 5 ottobre, la difesa ha ribadito la richiesta di nuovi accertamenti alla luce degli elementi che ritiene di aver individuato nelle fotografie ad alta risoluzione. La parte civile ha chiesto che la documentazione esaminata dalla difesa venga messa anche a sua disposizione.

Nella propria relazione, Marzio Capra, genetista e consulente della difesa, ha sostenuto che le nuove tecniche scientifiche potrebbero consentire di individuare ulteriori elementi probatori. A sostegno della sua tesi ha richiamato il caso di Garlasco, riferendo del recente rilevamento del Dna di Alberto Stasi su una cannuccia rinvenuta in un sacco della spazzatura di casa Poggi.

La parte civile ha replicato che l’eventuale individuazione di ulteriori tracce genetiche non escluderebbe, di per sé, il valore di quelle poste a fondamento della condanna definitiva di Bossetti, ma aggiungerebbe nuovi elementi al quadro probatorio.

La difesa ha inoltre contestato le modalità di estrazione del Dna di «Ignoto 1»: secondo gli avvocati di Bossetti, ci sarebbero incongruenze cronologiche negli esami.

Al termine dell’udienza, la parte civile e il pubblico ministero si sono opposti alla richiesta di nuove analisi sui reperti. La Corte d’assise si è riservata la decisione. «Non vogliamo una Garlasco 2, faremo il possibile perché non succeda» hanno dichiarato a fine udienza Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta, legali per la parte civile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA