Città Alta, ex carcere di Sant’Agata: nuovi interventi per oltre 500mila euro

IL RECUPERO. Ci sarà una passerella sospesa, nuovi lucernari e modifiche agli accessi. Il cantiere chiuderà a fine giugno. Valesini: «Siamo al lavoro per la destinazione degli spazi».

Una lunga passerella sospesa attraverserà il porticato un tempo usato dai detenuti in Sant’Agata per «l’ora d’aria», quando fuori pioveva. «Inizialmente era stata pensata in un’altra posizione, dal confronto con la Soprintendenza è emersa la necessità di modificarla.

L’effetto finale, in questo spazio dove è stata ripristinata la doppia altezza, sarà interessante», spiega l’assessore alla Rigenerazione urbana del Comune di Bergamo Francesco Valesini. Per il cambio in corsa sulla passerella di connessione tra i vari vani, insieme ad altri interventi non previsti, è stato necessario approvare una variante al progetto, del valore di 532.068 euro.

Il dettaglio dell’intervento

C’è lo spostamento del blocco ascensore pubblico (orientato in modo diverso), modifiche alle aperture su via del Vagine, la distribuzione dei servizi igienici su più livelli, nuovi lucernari lungo la galleria di distribuzione degli appartamenti. Ad elencare le opere impreviste il dirigente del settore Riqualificazioni urbane Sergio Signoroni, insieme al Rup (Responsabile unico di procedimento) Federico Mele.

L’intervento complessivo sino ad ora di quasi 10 milioni di euro

Un pacchetto di interventi «chirurgici» che sarà eseguito dall’impresa impegnata sul cantiere da quasi due anni, ma che non inciderà sul quadro economico: «L’approvazione della determina consente di affidare all’impresa appaltatrice “Samoa Restauri”, portando il valore complessivo del contratto da 6,4 a 6,9 milioni di euro più Iva, senza modifiche al termine contrattuale dei lavori – spiegano i tecnici -. L’importo legato alla variante viene finanziato con risparmi di gara, non c’è quindi uno stanziamento ulteriore del Comune. L’intervento complessivo è del valore di 9,77 milioni di euro, perché bisogna considerare le spese per i collaudi, gli allacciamenti, le pratiche dei Vigili del Fuoco. L’intervento è finanziato dal Pnrr per l’80%, la restante parte dal Comune».

Un lavoro complesso e stratificato

Si lavora in un quadro molto complesso e stratificato dal punto di vista storico, un monastero fondato dai Padri teatini nel ‘300 più volte rimaneggiato fino a quando, nell’Ottocento (e fino al 1977), diventa luogo deputato alla detenzione (ridisegnato per questa destinazione dall’architetto Leopoldo Pollack, che ha progettato anche il vicino teatro Sociale). «Questa è la seconda variante approvata al progetto, ma in un cantiere di questa dimensione, per un edificio seguito quasi settimanalmente dalla Soprintendenza, è del tutto fisiologico» sottolinea Valesini.

Nonostante gli imprevisti, il Comune conferma il fine lavori per giugno 2026: «Il cantiere ha avuto una forte intensificazione rispetto all’autunno, si sono chiusi tutti subappalti delle finiture, questo ha consentito di dare impulso ai lavori, ci sono circa 40 operai al lavoro sui diversi livelli, in tutto 7 piani – spiega il Rup Federico Mele -. In questo momento stanno montando i serramenti, è stata completata la copertura, a breve sarà creato un varco tra il muro dell’“Ora d’aria” e il cortile del Circolino». Ad avviare la stagione di restauri sul complesso di Sant’Agata, ceduto dal Demanio al Comune, proprio la cooperativa di Città Alta, con il recupero di un’ala dell’ex monastero, un investimento sostenuto a fronte della concessione degli spazi.

Il Comune lavora anche sui contenuti

Confermati i 15 appartamenti (8 monolocali, 4 bilocali e 1 trilocale e 2 loft), «stiamo lavorando con l’assessore (alla Casa) Claudia Lenzini, in particolare per il piano sottotetto che, anche per le scelte condizionanti della Soprintendenza, sono monolocali. Ci piacerebbe fare un po’ di sperimentazione, per una fruizione giovane». Gli spazi pubblici non mancano, «con il vecchio refettorio del carcere e la biblioteca, potranno essere ospitati eventi e concerti. C’è anche il piano dell’“ora d’aria” e quello superiore che potranno ospitare funzioni prevalentemente pubbliche. Stiamo valutando le modalità di assegnazione e gestione di questi spazi». Certa è invece la destinazione a Museo del carcere di alcuni spazi (dove un tempo c’era la circoscrizione), «il nostro interlocutore privilegiato è Isrec, ma è ancora tutto da definire» accenna Valesini. Durante i lavori sono stati trovati affreschi, «da un leone di San Marco ad uno stemma dei Visconti, il restauro ha riguardato diversi aspetti dell’edificio – spiega Mele -. Abbiamo anche trovato il disegno di un vascello, realizzato sicuramente da un detenuto». È stato restaurato, visibile in una delle celle, sogno di libertà.

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