Città Alta, il calo di abitanti frena. L’anno scorso sono nati 24 bambini

LA FOTOGRAFIA. Nell’ultimo decennio persi «solo» 77 residenti mentre tra il 2005 e il 2015 il saldo è stato di -452. Angeloni: arrivano anche giovani famiglie, fondamentale mantenere i servizi.

La tendenza è inevitabilmente quella nota: Città Alta si spopola, secondo uno stillicidio demografico difficile da drenare. Però l’erosione è oggi meno rapida d’un tempo, nonostante il boom turistico non sembri conoscere battute d’arresto, e soprattutto il 2025 ha consegnato un’impennata di nascite: 24 bebè lo scorso anno, più che triplicati rispetto ai 7 del 2024.

I numeri letti in profondità

Scavando tra le cifre, quelle messe a disposizione dal Comune tramite la piattaforma «Bergamo in Cifre», si colgono alcune dinamiche del borgo storico, il cui contatore anagrafico, al 31 dicembre scorso, segnava 2.635 residenti: se ne sono persi 27 nel giro dei dodici mesi precedenti. Ma a quale velocità viaggia, la flessione di Città Alta? Ora ha rallentato, e lo dicono i numeri del medio periodo: tra il 31 dicembre 2005 e il 31 dicembre 2015, il saldo è stato di -452 abitanti e non s’è mai osservato un singolo anno di crescita; nel decennio successivo, invece, il bilancio è di «soli» 77 cittadini in meno, peraltro con un paio d’annualità in positivo (3 persone in più nel 2021, ben 74 in più nel 2023).

È sempre boom di turisti

È un’evidenza che pare andare in contropiede all’esplosione turistica di Città Alta, con l’ovvio corollario legato alla trasformazione del quartiere. Da un paio di lustri, Bergamo ha moltiplicato gli arrivi dei vacanzieri (stando ai dati dell’Istat, le presenze turistiche tra 2014 e 2024 sono aumentate del 117,4%: l’exploit più forte tra le città italiane), con Città Alta a far da calamita. La conseguenza fisiologica è la proliferazione delle strutture ricettive (a settembre 2019, secondo la mappatura del Comune, nel borgo antico se ne contavano 83: a settembre 2025 sono diventate 218, +163% in sei anni), ormai trascinate dagli affitti brevi e dalla riconversione di appartamenti in case vacanze.

I residenti di Città Alta calano, ma meno

«Gli abitanti in Città Alta calano ancora, è vero, ma è interessante il rallentamento di questa dinamica – rileva Giacomo Angeloni, assessore ai Servizi demografici -. Tra i nuovi residenti, è frequente l’arrivo di giovani famiglie da Milano: qui i prezzi degli immobili sono ancora più convenienti rispetto a Milano, così c’è chi sceglie di cambiare vita. Oppure, c’è il ritorno di chi è cresciuto in Città Alta e che magari ha ereditato la casa di famiglia.

Come Comune stiamo facendo il possibile perché rimangano i servizi: il progetto di Sant’Agata potrebbe attrarre giovani coppie grazie all’housing sociale, i servizi demografici e i servizi sociali hanno aperto delle sedi decentrate in Città Alta, l’asilo nido resta un presidio importante». Certo, è indubbio che la concentrazione turistica qui sia incomparabile al resto del capoluogo: l’«indice di densità ricettiva», elaborato proprio dal Comune nei mesi scorsi per calcolare il rapporto tra il numero di attività extra-alberghiere (case vacanze, B&B, etc) e le unità abitative, in Città Alta tocca il 15,7%, mentre nel centro piacentiniano si ferma al 7% e in periferia resta sotto l’1%.

Dalla culla alla scuola

Anno dopo anno il tessuto sociale è mutato radicalmente, l’invecchiamento è il fattore che guida questa parabola. Nel 2005 i residenti tra gli 0 e i 18 anni rappresentavano il 15,6% della popolazione del borgo, ora sono il 10,6%, e di contro gli over 60 sono passati dal 27,5% al 34,9%; nello stesso arco temporale, l’incidenza dei nuclei unipersonali (le persone sole sul totale delle famiglie) è salita dal 49,2% al 55%.

Nell’inverno demografico s’addentra però un raggio di primavera. Nel 2025, tra chi vive in Città Alta sono nati 24 bambini: un balzo clamoroso rispetto ai 7 del 2024, e così tanti fiocchi rosa o azzurri non si vedevano dal 2010; non è però un dato del tutto estemporaneo, visto che già nel 2022 erano state registrate 22 nascite

Sul lungo periodo, però, il crollo della natalità è innegabile, e gli anni più «aridi» – a Bergamo e in Italia, il declino s’è avviato attorno al 2008-2010 – hanno innescato una reazione a catena: basta guardare alle scuole e alla riduzione del numero degli alunni. In Città Alta il polo di riferimento è la «Ghisleni»: nel giro di due anni si è persa una sezione delle classi prime alla primaria, e in attesa di capire come andrà il prossimo «giro» (il termine per le scelte è fissato al 21 dicembre) si è lavorato per potenziare alcuni servizi.

«Il servizio per il trasporto scolastico ha messo a disposizione 9 posti in più, partendo dalla funicolare bassa, allargando la possibilità di aderire al pulmino anche per tutti i residenti che afferiscono anche all’Istituto comprensivo “Donadoni” – spiega Marzia Marchesi, assessore ai Servizi educativi e scolastici -: in sostanza, prima l’opzione era riservata solo per Città Alta e i Colli, adesso il bacino è stato allargato anche ad alcune vie della città bassa, così da poter avere più famiglie interessate a frequentare la “Ghisleni”. Secondo le proiezioni, questo accorgimento dovrebbe essere sufficiente per garantire almeno una classe prima anche l’anno prossimo, anche se per avere un quadro definitivo è necessario attendere la fine delle iscrizioni. In Città Alta continuiamo a mantenere l’asilo nido, e questo è un altro servizio rilevante per le famiglie».

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