Classi «spopolate», da Bergamo lettera al ministro: «Valutare deroghe»

LA RICHIESTA. Valois e Gafforelli scrivono a Valditara: «Rivedere i minimi per le prime, a tutela di un presidio».

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Classi prime che non riescono a partire per insufficienza di numeri, formazione di nuove pluriclassi, accorpamenti di dirigenze, riorganizzazioni degli spazi con la chiusura di plessi. Casi di questo tipo negli anni si sono registrati in vari punti del territorio – con una prevalenza delle valli. Ma se le singole vicende hanno motivazioni e scenari diversi, la vista d’insieme sembra puntare a una parola chiave: denatalità. Umberto Valois, consigliere delegato alla Pianificazione scolastica di Via Tasso, e il presidente Gianfranco Gafforelli, l’hanno posta al centro della lettera inviata nei giorni scorsi al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.

«Le tendenze demografiche – scrivono – ci indicano che il calo della popolazione più giovane continuerà a produrre effetti sul sistema scolastico nei prossimi anni». Di qui la necessità di «una scelta di programmazione»: «Non possiamo affrontare ogni anno la formazione delle classi come una successione di singole emergenze locali».

Il rischio paventato è che il calo delle nascite, e dunque progressivamente degli alunni, porti all’indebolimento della presenza del presidio scolastico sul territorio, con conseguente minore attrattività per le famiglie, in un circolo vizioso che finirebbe per favorire lo spopolamento di alcune zone.

«Condizioni motivate»

Citando quindi anche la strategia per le Aree interne e la funzione territoriale ricoperta dalle scuole, la richiesta al ministro è di «valutare la possibilità di prevedere o rafforzare strumenti di deroga rispetto ai parametri ordinari per la formazione delle classi prime, quando ricorrano motivate condizioni territoriali, demografiche, geografiche o sociali». Una richiesta che non si limita alle zone montane: «Gli effetti della denatalità stanno progressivamente interessando anche piccoli Comuni e frazioni della pianura. Non chiediamo – scrivono ancora Gafforelli e Valois – di rinunciare ad una corretta programmazione della rete scolastica, né di mantenere indistintamente ogni situazione esistente», quanto di poter «valutare puntualmente i singoli casi».

I numeri

I numeri allegati alla lettera parlano chiaro. Dai 129.911 alunni iscritti in tutti i cicli di istruzione della rete statale nel 2023/2024 in Bergamasca, nell’anno scolastico appena iniziato si è scesi a 124.324. Una diminuzione del 4,3%. Ma se si guarda ai soli istituti comprensivi (quindi dall’infanzia alle vecchie scuole medie) il calo è ben più pesante: dagli 83.178 scolari del 2023-2024, ai 76.834 dell’anno appena partito: meno 6.344, il 7,6%.

«Si tratta di una problematica profonda, che tocca molti aspetti e che colpisce in particolare i piccoli Comuni – rileva Valois –. Se vogliamo creare le condizioni affinchè certi territori non si spopolino, dobbiamo valutare come mantenere i servizi. La Provincia, in questo senso, è al lavoro anche sugli aspetti legati alle infrastrutture». La missiva è nata pure da segnalazioni del territorio: «Il confronto costante con gli amministratori locali ci restituisce una crescente preoccupazione da parte di diversi sindaci, rispetto alla difficoltà di raggiungere i parametri numerici necessari alla formazione delle classi prime».

La situazione in provincia

Alla primaria per formare una classe prima occorrono almeno 15 alunni e non più di 26, ma nei Comuni montani il limite di legge scende a 10. Per le pluriclassi la «forbice» di riferimento è 8-18 alunni. Da una ricognizione della primavera scorsa risultavano oltre una trentina le sedi di scuola primaria senza una classe prima assegnata, ma le situazioni sono varie ed evolvono poi in molti casi tra pluriclassi – che sul territorio provinciale, sempre da una valutazione provvisoria dei mesi scorsi, sono 67 – e altri sviluppi. Resta però il fatto che in alcune realtà del territorio, per esempio a Peia, Gromo, Vidalengo di Caravaggio, la prima primaria non è effettivamente partita per quest’anno.

«Fenomeno strutturale»

La lettera – che evidenzia «il positivo rapporto di collaborazione istituzionale che la Provincia mantiene con l’Ufficio scolastico territoriale e con il suo dirigente Vincenzo Cubelli» e con l’assessore regionale competente Simona Tironi – cita «l’esperienza di Pumenengo, dove la classe prima della scuola secondaria di primo grado, inizialmente a rischio per il mancato raggiungimento dei parametri numerici, è stata successivamente autorizzata. Si tratta di un esempio positivo di ascolto del territorio e della capacità delle istituzioni di individuare soluzioni nell’interesse della comunità».

Proprio in quest’ottica, «riteniamo che la possibilità di ricorrere a deroghe motivate non debba essere considerata esclusivamente come una risposta emergenziale, ma possa rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali accompagnare gli effetti della transizione demografica sul sistema scolastico».

Il punto è infatti «governare un fenomeno demografico strutturale che nei prossimi anni sarà inevitabilmente destinato a riproporre situazioni analoghe. Difendere un presidio scolastico laddove esistano condizioni oggettive che ne giustifichino la permanenza e continuare ad investire nella qualità degli edifici significa perseguire il medesimo obiettivo: garantire pari opportunità ai nostri ragazzi e un futuro alle nostre comunità». La lettera si chiude con la disponibilità a un incontro per discutere dei temi sollevati.

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