Covid, dichiarata la prescrizione per il piano pandemico

IL CASO. Non luogo a procedere per l’ex vicario Oms e 2 dirigenti del ministero accusati del mancato aggiornamento. Il comitato vittime: nessuno pagherà.

«Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione». È quanto deciso dalla gup di Roma Alessandra Boffi nell’ambito del procedimento che vedeva coinvolti l’ex numero due dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra, l’ex dg della Prevenzione del Ministero della Salute Giuseppe Ruocco e il dirigente del Ministero della Salute Maria Grazia Pompa, e relativo al mancato aggiornamento del piano pandemico del 2006 e alla gestione dell’emergenza Covid. Per i tre indagati l’accusa era di rifiuto di atti d’ufficio. Il fascicolo era arrivato nella capitale da Bergamo per competenza territoriale ed era uno stralcio della maxi indagine della Procura bergamasca. Era l’unico filone sopravvissuto alle varie archiviazioni.

Al centro dell’udienza di martedì, la richiesta di modifica del capo d’imputazione avanzata dai legali delle oltre 300 parti civili, molte delle quali appartenenti all’associazione #Sereniesempreuniti, che chiedevano fosse contestato anche il reato di epidemia colposa omissiva (non prescritto), sostenendo che dall’omessa adozione e aggiornamento del piano pandemico sia derivata l’incapacità di gestire adeguatamente la pandemia, con conseguenze drammatiche in termini di vite umane.

La pm Giulia Guccione ha ricordato che la Procura di Roma fu costretta all’imputazione coatta dalla gip Anna Maria Gavoni e ha chiesto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio. Per quanto riguarda il nuovo reato messo sul piatto dalle parti civili, la pm ha sostenuto che, qualora il giudice avesse disposto la modifica del capo di imputazione, lo avrebbe fatto. Ma che si sarebbe dovuto tener conto del pronunciamento del tribunale dei ministri, il quale aveva disposto l’archiviazione motivando che il reato di epidemia colposa non sussiste nella forma omissiva.

Nel frattempo è però intervenuta una sentenza della Cassazione a sezioni unite dell’aprile 2025, in virtù della quale il reato di epidemia colposa viene riconosciuto anche nella forma omissiva. Ed è anche appellandosi a questo pronunciamento che le parti civili ieri hanno chiesto la modifica del capo di imputazione. La pm Guccione ha spiegato che per tenere conto di questa novità giuridica si sarebbe dovuto riaprire il processo davanti al gup e ha così invitato le parti civili ad avanzare richiesta di riapertura.

Il gup non ha però tenuto in considerazione l’istanza di modifica del capo di imputazione e ha dichiarato la prescrizione per l’originario reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio. «Il gip Gavoni – osserva a margine dell’udienza Consulelo Locati, uno dei legali dell’associazione #Sereniesempreuniti – aveva, tra l’altro, disposto l’imputazione coatta per questo reato perché non lo riteneva prescritto».

Le difese dei tre imputati hanno invece chiesto l’assoluzione nel merito per i loro assistiti sostenendo che gli atti di prevenzione dei rischi alla salute rientrano nella discrezionalità dei funzionari e che non possono essere ritenuti responsabili se l’evento si verifica quando loro sono decaduti dalla carica.

All’udienza erano presenti diverse decine di familiari delle vittime del Covid-19, molti dei quali aderenti all’associazione #Sereniesempreuniti. Forte delusione hanno espresso i legali delle parti civili, tra cui gli avvocati Antonio Consentino, Fabrizio Rizzo, Carlo Cordani, Elisabetta Gentile e il team legale composto da Consuelo Locati, Alessandro Pedone, Luca Berni, Giovanni Benedetto e Piero Pasini: «Questa decisione non rende giustizia non solo ai familiari che rappresentiamo, ma a tutti gli italiani. Nessuno pagherà».

© RIPRODUZIONE RISERVATA