Delitto Campa, parla l’acquirente dell’auto: «Quel mattino ho comprato la sua Clio»

La testimonianza L’acquirente dell’auto e Campa martedì avevano definito il passaggio di proprietà: «È per mia figlia, devo ancora versare i soldi».

Tutto ruota attorno a quella maledetta auto. «Non l’avessi mai comprata...» sospira l’acquirente, un conoscente di Anselmo Campa che martedì mattina, a mezzogiorno, aveva firmato il passaggio di proprietà. È un frequentatore del Circolino, vive a Grumello e preferisce restare anonimo: «Quell’auto è per mia figlia, che abita e lavora a Bergamo – racconta –, le serviva e stava decidendo se comprarne una nuova o di seconda mano. Così le ho detto: chiedo in giro. Sono andato al Circolino e mi hanno detto che Anselmo ne aveva una da vendere. Abbiamo parlato un po’: lo conosco di vista, ci salutiamo ma nulla di più. Il 13 aprile ci siamo dati appuntamento sotto casa sua per vedere la Clio: era parcheggiata nel vialetto che porta al cortile interno. L’ho fotografata e ho mandato le foto a mia figlia. Due giorni dopo è venuta a vederla con il suo compagno, l’hanno provata perché Anselmo mi aveva detto di non averla guidata molto perché l’aveva comprata per la figlia “ma purtroppo ce l’aveva lui”. Quando si riferiva al ragazzo non ne parlava in modo lusinghiero, ma non mi aveva riferito di litigi o problemi particolari con lui, solo che si era lasciato con Federica».

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«Sono andato dai carabinieri di Grumello a raccontare della vendita dell’auto e del fatto che non avevo ancora avuto modo di pagarla, poi mi hanno richiamato in caserma perché volevano sentirmi quelli del Nucleo investigativo di Bergamo per ricostruire quello che aveva fatto Anselmo il giorno in cui è stato ucciso»

Provata la Clio, la figlia ci pensa qualche giorno: «Poi a Pasquetta mi ha scritto ok, prendila – continua l’acquirente – ma siccome non avevo il numero di telefono di Anselmo sono andato al Circolino. L’ho visto e gli ho detto: guarda che a mia figlia va bene, domani se sei d’accordo andiamo all’agenzia di pratiche e firmiamo il passaggio di proprietà. Ci siamo accordati per 9mila euro, i primi 5mila subito e il resto dopo 3-4 settimane. Il giorno dopo, martedì, alle 10 ci siamo visti in un’agenzia vicino a casa sua, e nel giro di un paio d’ore abbiamo concluso il passaggio di proprietà. Ho chiesto ad Anselmo se voleva essere pagato con un assegno o un bonifico, e mi ha risposto che preferiva un bonifico ma non aveva l’Iban con sè. Non aveva fretta, mi ha detto che me l’avrebbe dato successivamente e mi ha accompagnato con la sua auto nel vialetto a prendere la Clio che ho poi consegnato a mia figlia. Non l’ho più visto fino a quando, mercoledì sera, ho saputo dalla chat del Circolino che era stato trovato morto in casa, ma solo giovedì mattina ho saputo che era stato ucciso. Sono andato dai carabinieri di Grumello a raccontare della vendita dell’auto e del fatto che non avevo ancora avuto modo di pagarla, poi mi hanno richiamato in caserma perché volevano sentirmi quelli del Nucleo investigativo di Bergamo per ricostruire quello che aveva fatto Anselmo il giorno in cui è stato ucciso. Se ci ripenso adesso, non vorrei mai averla comprata».

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Quell’auto per Luca doveva essere importante. Rossa fiammante, l’8 giugno 2017 le aveva persino dedicato un video sul suo profilo Facebook. Si vede l’auto e lui al posto di guida che sorride soddisfatto: «È arrivata la piccola bestia». Ieri, sotto quel post, sono comparsi una sfilza di commenti di disprezzo.

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