«Delitto Colleoni, la macchia di sangue che inguaia il figlio»

Una traccia di sangue della vittima sulla parte posteriore della felpa che indossava quel giorno Francesco Colleoni, 34 anni, in cella con l’accusa di aver ucciso il padre Franco, 68 anni, ex segretario provinciale della Lega Nord e titolare del ristorante «Il Carroccio» a Brembo di Dalmine, dove il 34enne lavorava come cuoco.

«Delitto Colleoni, la macchia di sangue che inguaia il figlio»
I Carabinieri davanti alla trattoria «Il Carroccio» a Dalmine dove è stato ucciso Franco Colleoni
(Foto di Yuri Colleoni)

È il particolare emerso nella giornata di giovedì 14 ottobre a processo davanti alla corte d’assise e che starebbe a dimostrare, secondo quanto raccontato dal luogotenente Giovanni Sciusco del nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo, che quella traccia ematica è frutto di una colluttazione e non del tentativo dell’imputato di soccorrere il genitore, come potrebbero essere invece lette le macchie di sangue del 68enne repertate sulle maniche della felpa del giovane. Che ci sia stata una colluttazione, la mattina del 2 gennaio scorso, nel cortile del ristorante di famiglia che si apprestava a riaprire dopo un periodo di lockdown, lo aveva ammesso anche l’imputato. Colleoni jr, difeso da Enrico Cortesi e Andrea Filipponi, spiega di aver reagito a uno schiaffo del padre, ma di non ricordarsi più nulla da lì in poi. Colleoni è morto dopo che il suo assassino gli ha ripetutamente sbattuto il capo sul cordolo di pietre aguzze del vialetto, dinamica che, per Sciusco, dimostrerebbe «l’accanimento verso la vittima» e porterebbe a escludere la rapina da parte di ignoti sfociata in omicidio . Rapina che, per Sciusco, il figlio avrebbe inscenato per sviare le indagini: «Anche perché sarebbe stato difficile trovare soldi visto che il ristorante era chiuso da tempo». Una messinscena, insomma, dal momento che alcuni cassetti, ha sottolineato il luogotenente, sono stati «svuotati e non rovistati» e «tracce di terze persone non sono state trovate».

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