(Foto di Colleoni)
IL PROGETTO. Presentato da Caritas diocesana, Diakonia, Acli e Ufficio per la Pastorale sociale e del Lavoro il progetto «AbitAzione». L’obiettivo è avvicinare domanda e offerta di alloggi in affitto e rafforzare la rete delle «parrocchie accoglienti».
Lettura 3 min.La grave marginalità dei senza tetto riceverà presto un ulteriore sollievo: il 19 giugno, come ha annunciato il 23 maggio alla Casa del Giovane don Roberto Trussardi, direttore della Caritas diocesana bergamasca, saranno inaugurati i due nuovi dormitori in cantiere, quello femminile da 14 posti in via Maglio del Lotto e quello maschile da 15 in via del Conventino.
Ora però è tempo di occuparsi dell’emergenza abitativa della «fascia grigia», costituita da coloro che, single, giovani coppie o famiglie di «lavoratori poveri», spesso sono troppo «ricchi», Isee alla mano, per accedere all’edilizia popolare, ma impossibilitati ad affrontare gli affitti di mercato e a vincere la diffidenza dei proprietari che temono insolvenze o morosità. Le Acli e la Diocesi di Bergamo, quest’ultima attraverso la Caritas, la Fondazione Diakonia e l’Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro, dispiegano così la loro azione, anzi, una «AbitAzione», perché questo è il nome del Fondo diocesano per l’abitare responsabile. L’iniziativa non vuole essere risolutiva, ma ambiziosa, ed è divisa in due capitoli: da un lato, un fondo di garanzia con dotazione di 410mila euro per avvicinare domanda e offerta di alloggi in locazione; dall’altro, un’ulteriore dotazione di 90mila euro per rafforzare la rete delle «parrocchie accoglienti» e dei loro cento progetti già attivi sul territorio.
Il Fondo di garanzia si darà un arco di attività di sette anni, garantendo, appunto, proprietari e inquilini chiamati a sottoscrivere un patto. I primi, in caso di mancato pagamento della locazione, otterranno la copertura di 12 mesi di affitto, e nel caso peggiore, cioè lo sfratto, la copertura delle spese legali. Gli inquilini, dal canto loro, godranno di un canone di affitto concordato o comunque ridotto del 15-20% rispetto al mercato, sempre tenendo conto che la cifra non dovrà eccedere il 30% del loro reddito, soglia di sostenibilità invalicabile. Ma, ed ecco un altro punto saliente, a cucire insieme le due fasi, fondamentale, sarà la mediazione messa in campo da personale dedicato e dai «tutor abitativi», volontari da formare appositamente: in caso di morosità «colpevole» si occuperanno del piano di rientro con il fondo degli inquilini, che in ogni caso saranno seguiti (e monitorati nella loro situazione economica) passo dopo passo, come del resto anche i locatari. La somma messa inizialmente a disposizione, 410mila euro per sette anni, è ritenuta idonea a «coprire» circa 50 alloggi, questo l’obiettivo prefissato, da affittare a canone concordato secondo la formula del 3+2 o a canone libero secondo il 4+4, ma anche un piccolo budget per riattamenti o microristrutturazioni.
Giuseppe Giovanelli, presidente di Diakonia, si è richiamato alla dottrina sociale della Chiesa e a Leone XIII, che sottolineava la necessaria dignità, per i lavoratori, della casa e del salario: «Cerchiamo di rendere il costo della casa commisurato a un reddito oggi tendenzialmente basso, introducendo un elemento di fiducia. Accompagnamento e mediazione svolgeranno anche una funzione educativa, che ci chiama in causa come comunità cristiana. Le case ci sono, e capisco il turismo e gli affitti brevi, ma il mercato può essere corretto: le persone devono poter abitare le città». Roberto Cesa, presidente delle Acli bergamasche, usa espressioni anche più taglienti: «Di fronte all’emergenza-casa il territorio è quasi paralizzato. A Bergamo il mercato ha fallito, domanda e offerta non si incontrano perché manca la fiducia, elemento essenziale di ogni sano commercio. Questa nostra è un’opera-segno, con un sogno. Mettiamo il primo mattone, ogni proprietario che aderirà aggiungerà il suo. Alla fine avremo costruito non un muro, ma un argine». Che, in ultima analisi, sarà anche «l’argine della nostra fede». Accompagnamento, mediazione? «Lì ci giochiamo tutto». Dario Acquaroli, dell’Area abitare Acli, ha aggiunto: «Vogliamo riattivare le case sfitte con una soluzione win-win. L’alternativa è la disgregazione sociale».
Quanto al capitolo delle «parrocchie accoglienti», già da giugno, per i prossimi tre anni, potranno contare su un budget di 80mila euro per piccole ristrutturazioni dei loro appartamenti, e su altri 10mila euro per servizi di consulenza. Ha spiegato David Mazzoleni, dell’Area comunità future della Caritas, che queste parrocchie «hanno già messo in campo oltre cento progetti di accoglienza», citando le oltre 70 attivatesi per gli ucraini dal 2022, e alcuni progetti come quelli di Leffe, Mapello, Bonate Sotto o, in città, al Monterosso o della Casa Martino a Longuelo.
Ed è tutto il progetto, nel suo insieme, a convincere anche le istituzioni. Paolo Franco, assessore lombardo alla Casa, annuncia «la massima disponibilità, la Regione deve esserci». E così anche l’assessore Marcella Messina, in qualità di presidente del Collegio dei sindaci (la sindaca Elena Carnevali era in prima fila a prendere appunti): «Il Fondo di garanzia è virtuoso e coraggioso. Anche i Comuni vogliono essere coinvolti per il monitoraggio, accompagnamento e supporto economico».
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