Disturbi alimentari: più casi, si abbassa l’età. Ed anche maschi in cura

IL CENTRO DELLA «PALAZZOLO» . Aumentano i ricoveri e la gravità dei pazienti. «Arrivano già a 11-12 anni». Gli effetti dei social: «Non c’è disconnessione».

Casi più gravi, età sempre più bassa e un aumento significativo di pazienti maschi. È il quadro che emerge analizzando i dati riferiti al 2025 del Centro dei disturbi del comportamento alimentare (Cdca) della Casa di cura Palazzolo di Bergamo, realtà attiva da oltre vent’anni nella presa in carico e nella riabilitazione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, in occasione della Settimana Lilla dedicata alla sensibilizzazione su queste patologie che inizia oggi (8 marzo) e si concluderà il 15 marzo. Una fotografia che racconta di una domanda di cura in crescita e più complessa.

Il trend

Nel 2025 i ricoveri al Cdca – tra nuovi ingressi e prosecuzioni dei percorsi – sono stati 127, in lieve aumento rispetto ai 125 del 2024. Ma il dato più significativo riguarda la tipologia dei disturbi: il 97% dei casi riguarda l’anoressia nervosa, percentuale in crescita rispetto all’89% registrato nel 2023. «La notevole crescita tra il 2023 e il 2025 dei ricoveri di anoressia nervosa si spiega con l’accoglienza di pazienti, provenienti sia dalla Lombardia sia da altre province, in condizioni più gravi - spiega la responsabile del Centro, Chiara Cappelletti - Questo ha determinato anche una gestione diversa della durata dei ricoveri, per far fronte alla richiesta. Perché non è solo la richiesta di ricoveri a star progressivamente aumentando, ma è cambiata anche l’intensità del disturbo». Accanto all’anoressia, rimangono residuali i casi di bulimia – circa l’1% dei ricoveri, in calo rispetto al 7% del 2023 – mentre il 2% dei casi è classificato come «disturbo alimentare senza altra specificazione». Diversa la fotografia dell’attività ambulatoriale, dove compaiono anche alcuni episodi di «binge eating disorder», il disturbo da alimentazione incontrollata: una decina di pazienti che partecipano a percorsi di gruppo dedicati. «Negli ultimi anni osserviamo anche altri nuovi quadri diagnostici, come l’Arfid, il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, più tipico dell’età pediatrica, non legata alla paura di ingrassare o a distorsioni dell’immagine corporea, ma che si manifesta come scarso interesse per il cibo o paura di conseguenze avversive dopo aver mangiato», osserva Cappelletti.

Fenomeni nuovi

Una tendenza nuova si riscontra anche riguardo all’età dei pazienti. Proprio per rispondere ai bisogni emergenti, la struttura ha ottenuto l’autorizzazione ad abbassare l’età minima per il ricovero. «Era quindici anni, adesso è quattordici – spiega il direttore generale della Casa di cura Palazzolo, Paolo Rota – sempre per cercare di dare risposte al territorio». In ambito ambulatoriale, però, i segnali arrivano ancora prima. «Intercettiamo anche ragazzi molto più giovani – racconta Cappelletti –: ci sono anche undicenni e dodicenni». Tra le novità degli ultimi anni emerge anche la crescita dei pazienti maschi. Se nel 2023 e nel 2024 i casi erano stati appena uno all’anno, nel 2025 i ricoveri maschili sono saliti a otto: circa il 6,3% del totale dei pazienti ricoverati. «Sicuramente oggi il disturbo alimentare è un canale di espressione del disagio più trasversale ai due sessi - osserva Cappelletti - L’attenzione per il corpo non è più solo femminile». Nei maschi emerge spesso anche una forte componente ossessiva legata all’attività fisica. «C’è quella che chiamiamo motorrea (iperattività motoria incontrollabile e involontaria, spesso associata ai disturbi del comportamento alimentare, ndr)– sottolinea il coordinatore del Cdca Simone Raineri – cioè un impulso continuo a muoversi e a compensare con il movimento. Ed è nei maschi che in particolare c’è spesso l’ossessione dell’attività fisica».

Quando si parla di cause, gli specialisti invitano alla cautela. I disturbi alimentari hanno un’origine complessa e multifattoriale. Anche il ruolo della famiglia, spesso indicata in passato come «responsabile», viene oggi interpretato in modo diverso. «Su dieci famiglie troviamo dieci situazioni completamente diverse – chiarisce Cappelletti –. Più che una causa, la famiglia può essere una risorsa fondamentale nel percorso di cura». Negli ultimi anni, raccontano gli operatori, è cambiato anche l’atteggiamento dei genitori. «Una volta la famiglia veniva spesso messa sul banco degli imputati - osserva Raineri - Oggi vediamo invece una partecipazione molto più consapevole e preoccupata. I genitori sono più disponibili a mettersi in gioco». Il lavoro del Centro coinvolge infatti l’intero sistema familiare, con gruppi dedicati ai genitori, ai partner e anche ai fratelli e alle sorelle dei pazienti. Proprio in questa direzione sta per nascere un nuovo progetto sperimentale sostenuto dall’associazione Hope, collegata alla Casa di cura Palazzolo, che prevede gruppi di parola dedicati ai siblings, cioè ai fratelli e alle sorelle delle persone con disturbi alimentari. «Sono spesso comprimari silenziosi di questa sofferenza - spiega Raineri - Vogliamo offrire anche a loro uno spazio di ascolto».

Il ruolo dei social

Un altro tema sempre più centrale è quello dei social media. Gli specialisti evitano di indicare una causa diretta, ma riconoscono che l’uso massiccio delle piattaforme digitali può rappresentare un fattore di rischio. «Tutti gli strumenti di comunicazione, se usati in modo distorto, possono diventare pericolosi - osserva Cappelletti - I social non producono necessariamente il disturbo, ma possono intercettare la fragilità dei ragazzi». Il confronto continuo può diventare un fattore scatenante: «In molti postano immagini di vite perfette - continua la responsabile del Centro -Questo porta molti ragazzi a pensare che la vita degli altri sia meravigliosa e la propria no». A differenza del passato i giovani restano connessi costantemente. «Una volta a casa c’era una tregua – osserva – oggi con i social non c’è mai un luogo sicuro». Il contesto generale non aiuta. «Il mondo in cui viviamo, con tutte le sue incertezze, non aiuta i ragazzi», aggiunge il coordinatore Raineri. E così anche il rapporto con il cibo e con il corpo può diventare problematico molto presto. «Ci sono bambini che iniziano diete a età improponibili e poi passano tutta la vita a inseguirle», aggiunge. Il Centro dei disturbi del comportamento alimentare della Casa di cura Palazzolo rappresenta da oltre vent’anni un punto di riferimento per il territorio. Un impegno che nel 2026 raggiungerà i 25 anni di attività. «Fu una scelta lungimirante della congregazione investire in questo ambito - ricorda Rota - che risponde a un bisogno reale». Per celebrare il traguardo è in programma, in ottobre, un convegno dedicato proprio ai risultati e alle prospettive di questi venticinque anni di lavoro.

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