Cronaca / Bergamo Città
Domenica 18 Gennaio 2026
«Don Mario sempre disponibile. Il suo un Vangelo senza confini»
IL RICORDO. Il dolore della comunità latinoamericana: «Era un riferimento». Lunedì 19 gennaio in San Francesco i funerali presieduti dal Vescovo Beschi.
La comunità boliviana è in lutto per la morte del «suo» don Mario Marossi. Un dolore profondo, unito a infinita gratitudine per quello il sacerdote è stato e ha fatto per chi veniva da lontano, dalla Bolivia, dall’America Latina con la missione di Santa Rosa da Lima e da tutto il mondo con il suo impegno nella parrocchia di San Francesco, dove verrà salutato lunedì 19 gennaio alle 15 , con i funerali presieduti dal Vescovo Francesco Beschi. Sabato 17 la comunità latinoamericana si è stretta in preghiera, oggi lo faranno filippini e ucraini.
«Ha ascoltato e sostenuto tutti»
«Don Mario è stato davvero un “padrecito” per molti di noi», dice Rosita Carmina Ruiz, che ha conosciuto il sacerdote, nel 2006, un anno dopo essere arrivata in Italia, collaborando con lui e la dottoressa Giuseppina Fadda, che aveva fondato la Casa dei Boliviani. «Ho avuto modo di apprezzare il modo diretto di don Mario che era, però, disponibile – dice Rosita –. Ha accolto e sostenuto tutti. L’ho conosciuto come migrante e dopo che ho avuto un ruolo nel Consolato. Insieme abbiamo realizzato tante iniziative. Era sempre aperto ed entusiasta. E agiva in prima persona come quando portava i pacchi alimentari nel periodo Covid. Grazie a lui avevamo potuto svolgere le elezioni presidenziali nella parrocchia di San Francesco». «Penso – ha scritto Rosita nel suo messaggio sui social – a quanto ci hai sempre incoraggiato e dato supporto reale; sei stato un grande pastore e per molti di noi un vero padre, molto schietto, ma allo stesso tempo un tenerone e protettore nei confronti dei tuoi figli. Quando le istituzioni erano assenti, c’era don Mario, nel bisogno, nella carità, nell’assistenza e conforto spirituale, nel folclore, cultura e nelle migliaia di attività che hanno coinvolto tante associazioni di migranti». «Siamo tutti addolorati – aggiunge Maria Elena Ayala Zenteno, rappresentante della comunità boliviana del Centro di San Lazzaro –. Sono arrivata in Italia a 17 anni senza documenti. Mi ha aiutato, incoraggiata a studiare. Mi ha visto laureare, ha battezzato il mio primo figlio, il secondo lo ha benedetto qualche giorno fa. Mi diceva sempre di occuparmi prima di tutto della mia famiglia. È stato un padre, ma anche un maestro di vita, una guida spirituale. Ci ha sempre invitato a non dimenticare la nostra fede. Ci sentiamo orfani, abbiamo perso un padre, ma dobbiamo continuare quello che lui ha fatto».
«Si batteva con generosità»
Anche Giuseppe Crippa, dal 2006 al 2015 console onorario di Bolivia in Bergamo, ha parole colme di affetto e stima: «La nostra relazione è diventata nel tempo profonda amicizia. Don Mario accoglieva a braccia aperte tutti, anche me. Era un punto di riferimento per la comunità. Il consolato, se non avessi avuto il suo sostegno e della dottoressa Fadda, non sarebbe decollato. Si batteva con generosità e insieme abbiamo realizzato il gemellaggio tra Bergamo e Cochabamba, il mensile bilingue Qui Bolivia, le campagne per la malattia di Chagas, per la prevenzione dell’alcolismo». Crippa sottolinea di don Mario «la fede radicatissima, profonda, nata in famiglia. Era prete con rigore». Un ricordo della sua umiltà risale al 2013, al giorno successivo alla presenza del presidente Evo Morales a Bergamo: «Si doveva togliere in tutta fretta uno striscione. Don Mario mi fece scendere dalla scala traballante. Salì lui con sorprendente agilità, protendendosi per slegare lo striscione. Ecco lo vedo ancora lassù». Per il Centro missionario «è stato una mano operosa e instancabile, una voce sincera a difesa degli ultimi, un testimone della preferenza di Dio per i poveri, tanto più credibile perché l’ha incarnata in ogni sua giornata». L’Ufficio per la Pastorale dei migranti scrive: «La tua vita sacerdotale è stata profondamente intrecciata al respiro universale della Chiesa. Nel lavoro con i migranti hai saputo incarnare un Vangelo senza confini, fatto di ascolto, prossimità e rispetto per ogni storia».
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