Dottorato sulla pace, Unibg in prima linea: domande da 35 Paesi
IL PERCORSO DI STUDI. L’Università degli Studi di Bergamo conferma il forte impegno nel Dottorato nazionale in Peace Studies (Studi sulla Pace) promosso dalla Rete delle Università italiane per la Pace (RuniPace) e coordinato da Sapienza Università di Roma.
Lettura 1 min.Si è conclusa la fase di presentazione delle candidature per il 42° ciclo, che ha registrato 352 domande regolarmente perfezionate, con candidature provenienti da 35 Paesi del mondo, a testimonianza della crescente rilevanza internazionale del percorso formativo. Accanto alla maggioranza di candidature italiane (272), si distingue una significativa partecipazione internazionale, con domande provenienti da Europa, Asia, Africa e Americhe.
Unibg partecipa fin dalla nascita del Dottorato nazionale con un contributo scientifico e organizzativo di primo piano. Per il 42° ciclo l’Ateneo finanzia una borsa di dottorato, confermando un impegno che negli ultimi tre anni si è tradotto nel finanziamento di due borse di studio. Inoltre, l’Ateneo orobico è rappresentato nel Collegio dei docenti del Dottorato con tre professori, coordina uno dei dieci curricula attraverso un proprio referente, annovera un dottorando già ammesso nel primo ciclo del percorso e, per le selezioni del 42° ciclo, vede la prorettrice alla valorizzazione delle conoscenze e ai rapporti con il territorio, Elisabetta Bani, nel ruolo di presidente della Commissione giudicatrice.
«La partecipazione così ampia e internazionale al Dottorato nazionale in Peace Studies conferma quanto la ricerca sulla pace rappresenti oggi un ambito strategico per comprendere e affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Unibg è orgogliosa di contribuire in modo concreto a questo progetto, investendo in borse di dottorato e mettendo a disposizione competenze scientifiche e accademiche. Formare ricercatrici e ricercatori capaci di studiare, interpretare e promuovere la cultura della pace significa investire sul futuro della società e sul ruolo che l’università può svolgere nella costruzione di comunità più giuste, inclusive e dialoganti», spiega la professoressa Elisabetta Bani.
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