Frodi fiscali e riciclaggio, coinvolta anche la Bergamasca: sequestri per 37 milioni - Foto e video

L’OPERAZIONE. Perquisizioni anche nella Bergamasca. L’inchiesta della Finanza di Ravenna riguarda 22 persone e una rete di società usate per fatture false e riciclaggio.

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Ravenna

Anche la provincia di Bergamo è coinvolta nell’inchiesta su un presunto sistema di frodi fiscali, somministrazione illecita di manodopera e riciclaggio che ha portato la Guardia di Finanza di Ravenna a eseguire un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza fino a circa 37 milioni di euro. Secondo gli investigatori, nella Bergamasca e nel Napoletano operavano soggetti che, attraverso una rete di società «cartiere», avrebbero trasformato in contanti parte del denaro proveniente dalle attività illecite.

Il procedimento riguarda 22 persone, tra le quali due professionisti, ed è nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel rispetto della presunzione di non colpevolezza.

Perquisizioni anche in provincia di Bergamo

Sono state inoltre disposte oltre 40 perquisizioni nelle province di Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna hanno dato esecuzione al provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica della città romagnola, che interessa liquidità, beni mobili e immobili nella disponibilità degli indagati, fino al raggiungimento di circa 37 milioni di euro: una somma individuata come presunto profitto dei reati tributari e del relativo riciclaggio. Sono state inoltre disposte oltre 40 perquisizioni nelle province di Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce.

Mille lavoratori nelle società prive di struttura

Le indagini avrebbero fatto emergere l’effettiva inconsistenza di numerose società formalmente attive nel settore delle costruzioni meccaniche. Secondo la ricostruzione investigativa, queste imprese erano utilizzate esclusivamente come «serbatoi di manodopera» per circa mille lavoratori: saldatori, carpentieri e manovali d’officina, perlopiù di origine straniera.

I lavoratori sarebbero stati assunti o licenziati in funzione dei carichi di lavoro delle società realmente operative, le uniche dotate dei mezzi e dell’organizzazione necessari per eseguire concretamente commesse e subappalti.

Per queste ultime, il sistema avrebbe garantito un consistente risparmio fiscale e la disponibilità continuativa di personale, evitando gli adempimenti e gli obblighi connessi all’instaurazione di rapporti di lavoro dipendente. Tra gli aspetti indicati dagli investigatori figurano la gestione amministrativa, le tutele salariali e previdenziali e gli obblighi di assunzione a tempo indeterminato, senza ricorrere alle agenzie regolarmente autorizzate.

Bergamo e Napoli nella rete del presunto riciclaggio

i presunti riciclatori gestivano 155 società «cartiere», attraverso le quali sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per 130 milioni di euro

Seguendo i flussi di denaro, gli investigatori hanno ricostruito uno scenario più ampio, esteso sul territorio nazionale. Le somme incassate per le somministrazioni di personale sarebbero state destinate solo in parte al pagamento dei lavoratori: la restante quota avrebbe alimentato un circuito di riciclaggio.

È in questo passaggio che emerge il coinvolgimento delle province di Bergamo e Napoli. Secondo l’accusa, i presunti riciclatori gestivano 155 società «cartiere», attraverso le quali sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti per 130 milioni di euro.

Dopo una serie di passaggi su diversi conti bancari, le somme pattuite sarebbero state restituite in contanti, trattenendo una commissione compresa tra il 14 e il 22%. Gli investigatori riconducono il meccanismo al cosiddetto «underground banking», un sistema di movimentazione informale del denaro.

Il circuito avrebbe coinvolto circa 1.200 ulteriori soggetti economici, con il trasferimento all’estero di oltre 80 milioni di euro in circa due anni. Le società cartiere, inoltre, avrebbero compensato sistematicamente le imposte sui redditi contabilmente prodotti utilizzando circa 11 milioni di euro di crediti fiscali fittizi.

Scoperto un «ufficio finanziario»: contanti e orologi di lusso

Sono stati inoltre rinvenuti circa 250 mila euro in contanti, gioielli e numerosi orologi di lusso. Tra questi, un esemplare dal valore stimato di circa 100 mila euro

Le perquisizioni hanno consentito di individuare quello che la Guardia di Finanza descrive come un vero e proprio «ufficio finanziario», dotato di server, computer, una macchina conta-banconote, oltre cento smartphone e centinaia di carte di credito utilizzabili per prelevare denaro. Sono stati inoltre rinvenuti circa 250 mila euro in contanti, gioielli e numerosi orologi di lusso. Tra questi, un esemplare dal valore stimato di circa 100 mila euro.

L’attività ha riguardato anche immobili, autovetture e centinaia di conti correnti, i cui saldi saranno quantificati nei prossimi giorni.

A San Marino sequestri per circa 7,5 milioni

Un ulteriore capitolo dell’inchiesta riguarda la cooperazione giudiziaria con il Tribunale unico della Repubblica di San Marino, attivata per il sequestro di rapporti finanziari continuativi per circa 7,5 milioni di euro, riconducibili a un indagato già condannato per reati tributari.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, il soggetto era solito giustificare la disponibilità delle proprie risorse finanziarie come frutto di vincite al gioco. Sulla base degli elementi trasmessi, l’autorità giudiziaria sammarinese ha avviato anche indagini di propria competenza, disponendo accertamenti sulle slot machine e sul comportamento di alcuni dipendenti.

Ventidue indagati

La Guardia di Finanza sottolinea che l’operazione mira a contrastare le frodi fiscali, le compensazioni indebite mediante crediti fittizi, lo sfruttamento della manodopera e la reintroduzione dei profitti illeciti nell’economia legale. Le indagini sono orientate anche all’individuazione e al sequestro dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie ritenuti indebitamente acquisiti, a tutela dei lavoratori, degli operatori economici che rispettano le regole e del corretto funzionamento della libera concorrenza.

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