Frodi fiscali nella manodopera, la Guardia di Finanza recupera 1,3 milioni
L’INDAGINE. L’indagine della Guardia di Finanza di Bergamo ha ricostruito un presunto sistema di cooperative fittizie. Grazie ai pignoramenti recuperati oltre 1,3 milioni di euro per l’Erario.
Lettura 1 min.Un sistema di presunte frodi fiscali costruito attraverso una rete di cooperative «di carta», utilizzate per fornire manodopera e accumulare debiti con il Fisco. È lo scenario ricostruito dalla Guardia di Finanza di Bergamo nell’ambito di un’indagine che, grazie al coordinamento con la Procura della Repubblica e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, ha consentito di recuperare oltre 1,3 milioni di euro destinati all’Erario.
L’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, aveva fatto emergere un articolato sistema imperniato su numerose cooperative, quasi tutte riconducibili a un consorzio guidato, secondo gli investigatori, dal presunto «dominus» dell’organizzazione.
La rete di cooperative «carta»
Le cooperative, prive di una reale struttura aziendale e spesso intestate a prestanome, ricevevano in subappalto la fornitura di personale alle imprese clienti. Attraverso il passaggio delle fatture tra committenti, consorzi e cooperative, il sistema avrebbe consentito di maturare ingenti debiti tributari, poi compensati con crediti d’imposta ritenuti inesistenti. Parte dei profitti, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stata trasferita all’estero o sottratta mediante prelievi di contante.
Nel corso delle indagini erano stati sequestrati conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili per un valore complessivo di oltre 3,7 milioni di euro. In seguito, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bergamo ha disposto l’archiviazione della posizione di due indagati per intervenuta prescrizione dei reati contestati, ordinando il dissequestro dei beni a loro riconducibili.
I pignoramenti per recuperare il denaro
Prima della restituzione delle somme, però, i finanzieri hanno accertato che le società interessate risultavano gravate da consistenti debiti erariali. Da qui il coinvolgimento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione che, in contemporanea con il dissequestro disposto dall’autorità giudiziaria, ha eseguito il pignoramento delle stesse somme depositate sui conti correnti.
L’operazione ha così consentito di soddisfare cartelle esattoriali per oltre 1,3 milioni di euro, evitando che le risorse tornassero nella disponibilità delle società debitrici. Un risultato che, sottolinea la Guardia di Finanza, è stato possibile grazie al coordinamento tra magistratura, Fiamme Gialle e Agenzia delle Entrate-Riscossione.
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