Grandi anziani in crescita. Oltre 36mila gli over 85, più del doppio in 20 anni

IL FENOMENO. I dati Istat: da 14.816 a 36.798. E i centenari da 105 a 281. La geriatra Caldara («Papa Giovanni»): «Rilevante la richiesta di assistenza».

La sfida è passare dall’invecchiamento alla longevità. I «grandi anziani» bergamaschi, quelli che superano gli 85 anni, sono aumentati del 148,4% nel giro di vent’anni, mentre l’intera popolazione residente è cresciuta «solo» dell’11%. Al 1° gennaio 2004 in Bergamasca si contavano infatti 14.816 residenti con 85 anni o più, mentre ora – al 1° gennaio 2024, secondo i dati aggiornati ieri dall’Istat – sono saliti a 36.798, con un incremento del 5,6% solo nell’ultimo anno. È il segno tangibile di come la longevità sia un tema di stringente rilevanza sociale.

La richiesta di assistenza

«Oggi negli ambulatori abbiamo una rilevante richiesta di consulenze, richieste dal territorio, per la valutazione multidimensionale geriatrica, legata alla crescente popolazione che progressivamente perde autonomia, e per cui si rende necessaria una elevata assistenza – racconta Roberta Caldara, responsabile della struttura di Medicina geriatrica e delle fragilità dell’Asst Papa Giovanni di Bergamo –. Questo porta a rafforzare sempre di più anche l’attività del sistema sanitario, sia negli ospedali sia sul territorio, ripensando i servizi. Il prolungamento dell’aspettativa di vita porta di per sé l’accumulo di patologie croniche, che vanno progressivamente in peggioramento. Ciò genera anche le difficoltà dei familiari e la richiesta di assistenza». Nelle 67 Rsa bergamasca sono quasi 6.500 i posti letto autorizzati, e sono praticamente saturi, cui si aggiungono liste d’attesa di una certa lunghezza; per l’assistenza domiciliare si stimano circa 12mila badanti al lavoro, tra regolari e situazioni «grigie».

Le regole per vivere a lungo

Ma qual è la «ricetta» della lunga (e buona) vita? Attività motoria, alimentazione e corretto uso dei farmaci sono tre fattori decisivi in questa sfida: «Sono convinta che il principale fattore negativo sia la riduzione del movimento, dell’attività fisica – osserva Caldara –. Questo porta inevitabilmente a uno stato di debolezza tale per cui il paziente tende ad allettarsi, a non uscire per quei piccoli acquisti che gli permetterebbero di mangiare in modo adeguato, di mantenere una positiva socialità, e per questo è importante mantenere un’attività fisica. Anche l’alimentazione gioca un ruolo importante: non solo la quantità del cibo, ma anche e soprattutto la qualità». L’uso corretto o scorretto dei farmaci, poi, «incide moltissimo – conferma Roberta Caldare –. Uno dei compiti del geriatra sarebbe quello di fare una valutazione della terapia che i pazienti seguono. Un paziente pluripatologico prende tanti farmaci, prescritti da diversi specialisti, ma l’interferenza tra vari farmaci e la quantità dei farmaci possono avere effetti anche conflittuali tra di loro».

Cresce la speranza di vita

La speranza di vita in Bergamasca nel 2023 è salita a 85,6 anni per le donne (0,6 anni in più rispetto al 2022) e a 81,8 anni per gli uomini (+0,9 anni). Allargando lo sguardo, nel giro di un ventennio la speranza di vita è invece cresciuta di 5,5 anni per gli uomini e di 2,8 anni per le donne, e complessivamente di 4,2 anni. La provincia di Bergamo è ora la dodicesima in Italia con la più alta speranza di vita degli uomini, mentre è ventesima per le donne. Al 1° gennaio 2024 in Bergamasca erano 281 le persone con almeno 100 anni d’età (240 donne, 41 uomini), nel 2004 erano 105 (88 donne, 17 uomini). Nel giro di vent’anni, sono aumentati del 167%.

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