Il punto sui lavori a Bergamo: «Raddoppio, fattibile la fine nel 2027. L’impresa? Difficile interrompere»

IN REGIONE. I progetti di Rfi connessi ai fondi del Pnrr, l’ad Isi ribadisce i nuovi tempi per le opere. Casati e Scandella (Pd): «Poco credibili, monitoraggio deficitario».

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Il primo obiettivo si è rivelato impossibile, quello nuovo è «molto sfidante». Ha scelto questo termine Aldo Isi, amministratore delegato di Rfi (Rete ferroviaria italiana), per ribadire di fronte alla Commissione speciale Pnrr del Consiglio regionale il cronoprogramma aggiornato dei grandi interventi in corso in Bergamasca, e cioè il raddoppio ferroviario del tratto Bergamo-Ponte San Pietro (o, più propriamente, Bergamo-Curno) e il collegamento con l’aeroporto di Orio al Serio.

Dopo la conferenza stampa di lunedì 8 giugno che aveva plasticamente confermato i ritardi (con le scuse pubbliche dell’ad di Rfi), giovedì 11 è stato il turno del confronto con la politica, all’interno di una più ampia audizione dedicata a tutti i progetti lombardi di Rfi connessi al Pnrr (opere per 4 miliardi di euro sui 22 previsti in tutta Italia).

«Obiettivo sfidante»

Se la passano meglio i cugini di oltre Oglio, evidentemente: per illustrare i risultati migliori in termini di consegna dei cantieri, Isi ha citato lo stato dell’arte dell’alta velocità Brescia-Verona («Lì sono partite le corse di prova, vuol dire che l’infrastruttura è di fatto terminata»). «Su alcune opere l’avanzamento è considerevole e importante, su altre sono state registrate peculiarità e criticità», ha spiegato Isi, addentrandosi poi sul caso orobico: «A Bergamo effettivamente l’avanzamento non è quello atteso. Abbiamo una task force operativa, stiamo intervenendo con misure di accompagnamento perché i lavori non si possono fermare. Lavoriamo per intensificare l’attività, c’è un obiettivo molto sfidante di completare l’opera a dicembre 2027». Cioè un anno più in là del previsto, come ormai noto.

Il dibattito

Aperto il dibattito, Jacopo Scandella, consigliere regionale del Partito democratico (l’altro bergamasco in Commissione Pnrr è Pietro Macconi, da poco passato a Futuro nazionale, che non è però intervenuto), ha interrogato il manager di Rfi chiedendo più dettagli: «Sono previste delle azioni straordinarie per cercare di agire e risolvere i ritardi. A proposito del “timing sfidante”, è una tempistica credibile? Oppure, alla luce di un ritardo che a Bergamo genera un problema non banale, non sarebbe più opportuno darsi una tempistica che possa essere davvero garantita?».

Per punti, Isi ha dato la sua versione: «La task force sta mettendo a terra delle verifiche aggiuntive con milestone (obiettivi, ndr) mensili. È chiaro che questo comporta una gestione concettuale di un certo tipo: se mi si chiede se pensiamo di interrompere il rapporto con l’impresa (l’esecutrice è la D’Agostino di Avellino, ndr), rispondo che io sono un “conservativo”: quando s’interrompe, poi è complicato ripartire. Ma dobbiamo essere chiari e gestire il contratto nel modo corretto, perché il target di dicembre 2027 lo abbiamo costruito con fattibilità, non è stato dichiarato a caso». Per descrivere la velocità di chi gestisce i cantieri si entra nel campo delle metafore, e così dai binari si passa all’asfalto: «Ho espresso pubblicamente le scuse a Bergamo – premette l’ad di Rfi –. Le gare sono pubbliche: a volte troviamo le Ferrari e le Mercedes, a volte ci sono altri fornitori...».

«Molti dubbi»

«Dall’audizione – commentano a fine incontro Jacopo Scandella e Davide Casati, consiglieri regionali dem – usciamo con l’impressione che negli anni passati il monitoraggio dell’azienda sull’avanzamento dei lavori sia stato deficitario, e quindi si siano accumulati tutti i ritardi che hanno portato oggi, ben oltre al termine di consegna originariamente previsto per le Olimpiadi invernali Milano Cortina, ad avere solo il 25% di lavori realizzati. Ora il nuovo termine di consegna dichiarato da Rfi a fine 2027 si basa sull’unico, e a dir poco ottimista, presupposto che l’azienda cominci a lavorare a mille all’ora, dopo diversi mesi in cui è andata a rilento. Abbiamo molti dubbi perché molte sono le incognite. La speranza è che i subappalti alle aziende locali, arrivati anch’essi con grave ritardo, possano imprimere l’accelerata necessaria a chiudere più rapidamente possibile i cantieri contenendo i disagi per cittadini, attività e imprese».

Il sistema

Sullo sfondo c’è una partita più ampia, ossia il potenziamento dell’intera infrastruttura lombarda, partendo dall’architrave cronicamente più ingolfata, ricorda Isi: «Il nodo di Milano è nei nostri pensieri, stiamo individuando un set di programmi per dare risposte a breve, medio e lungo termine». Quanto alla puntualità dei treni regionali, «nel 2025 è salita di quattro punti percentuali e anche nel 2026 siamo allineati. Non vuol dire che siamo soddisfatti, perché il target è un altro, ma la strada è quella giusta», dice Isi. Che serva ancora uno scatto, lo suggerisce un altro dato snocciolato: la media nazionale della puntualità entro i 5’ (cioè il cuscinetto minimo tollerato) è del 91%, ma «la Lombardia è ancora al di sotto».

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