Cronaca / Bergamo Città
Giovedì 01 Gennaio 2026
In Cattedrale il richiamo alla pace del Vescovo: «Serve costruire e ricostruire ponti»
LA MESSA. «Che cosa possiamo fare noi? - si è interrogato monsignor Beschi -. Alimentare le ragioni della pace con una cultura della pace che superi il pregiudizio che l’altro è pericoloso e l’errore di confederare la pace un ideale astratto. Dobbiamo disarmare i cuori e rifiutare l’arroganza, la prepotenza»
Bergamo
«La pace - ha detto il Vescovo Francesco Beschi nella Messa alle 18 del 1° gennaio presieduta in Cattedrale nella 59esima Giornata mondiale della Pace - è un dono di Dio da desiderare, da chiedere, da accogliere: ognuno può compiere una scelta libera decidendo se accogliere o meno questo dono».
«In questi giorni il richiamo alla pace è accompagnato da commenti di rifiuto e addirittura irrisione»
«Gesù è la pace di Dio perché Gesù rivela l’amore di Dio totalmente gratuito, e quindi disarmato e disarmante - ha continuato il Vescovo -. Anche Agostino invia ad essere noi per primi ad accendere negli altri il desiderio di pace perché per primi infiammati. In questi giorni il richiamo alla pace è accompagnato da commenti di rifiuto e addirittura irrisione. Ma il diritto alla legittima difesa è il dovere sociale di garantirla: non si può identificare con la cura al riarmo o giudicando inutile ogni altra forma di regolazione dei rapporti. La convinzione della ineluttabilità della guerra e della necessità della logica della forza stanno diventando pervasive».
«Come ha detto Papa Leone la pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”»
Dopo aver richiamato le figura di San Giovanni XXIII, il Vescovo ha evidenziato che il compito delle religioni, che la Chiesa cattolica ha certamente assunto, è quello di portare al superamento delle logiche della violenza, dei nazionalismi, del giustificare religiosamente la lotta armata. «Che cosa possiamo fare noi? - si è interrogato monsignor Beschi -. Alimentare le ragioni della pace con una cultura della pace che superi il pregiudizio che l’altro è pericoloso e l’errore di confederare la pace un ideale astratto. Dobbiamo disarmare i cuori e rifiutare l’arroganza, la prepotenza. Serve costruire e ricostruire ponti, aprire l’ascolto e il dialogo, scegliere la non violenza e la giustizia riparativa. Come ha detto Papa Leone la pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”».
© RIPRODUZIONE RISERVATA