In quasi vent’anni nella Bergamasca persi 2mila negozi. «Serve una legge»

COMMERCIO. Confesercenti propone le Zone speciali con incentivi economici e leve fiscali. Raccolta firme.

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In quasi vent’anni la provincia di Bergamo ha perso oltre duemila botteghe. Tra il 2003 e il 2025 i negozi di vicinato sono infatti passati da 11.792 a 9.782, vale a dire il 17% in meno. Un calo che incide anche sulla qualità dell’offerta, sempre più anonima e standardizzata, sulle forniture e su quella dimensione umana che storicamente avvolge le attività di quartiere: presidi sociali, quasi prima che economici, del territorio.

A fotografare il fenomeno è Confesercenti Bergamo, che parte dai dati dell’Osservatorio regionale del commercio della Regione. Numeri che raccontano una progressiva desertificazione commerciale, soprattutto nei piccoli centri urbani e nelle valli. Ma una possibile «cura» esiste: una proposta di legge per il rilancio del commercio e dei servizi di vicinato. Per arrivare in Parlamento servono cinquantamila firme. Da qui l’appello ai sindaci del territorio, «convinti – spiega il presidente di Confesercenti, Antonio Terzi – che questa iniziativa possa rappresentare un’occasione concreta per costruire, insieme ai Comuni, una strategia più forte di valorizzazione delle attività di prossimità, della vivibilità urbana e dei servizi essenziali alle comunità». Certo è che la crisi del commercio locale non riguarda soltanto Bergamo. Investe l’intero territorio nazionale, dove dal 2012 le attività di vicinato sono calate del 14,3%. Uno stillicidio causato dalla globalizzazione, dagli effetti della pandemia e dalle trasformazioni demografiche, con le nuove generazioni sempre più abituate a comprare con un clic. Alimentari, negozi di abbigliamento e casalinghi, sui quali preme la concorrenza sempre più forte della grande distribuzione e dell’e-commerce, hanno la peggio. Resistono le botteghe artigiane e i servizi alla persona, come acconciatori ed estetisti, e i centri multiservizi, in particolare nel settore del benessere. Ma le vetrine vuote si moltiplicano soprattutto nelle zone montane e vallive dove, anche per motivi legati ai costi delle materie prime e dei trasporti, le forniture hanno subito dei tagli. Il tutto si traduce in un impoverimento non solo dell’economia del Paese, ma della comunità stessa.

I numeri in Lombardia

In Lombardia, «negli ultimi dieci anni abbiamo perso più di 7.000 esercizi di vicinato: nel 2025 erano 109.228 in totale, in calo rispetto ai 111.069 del 2022 e nettamente sotto la quota di 115mila che si raggiungeva nel 2012», spiega il consigliere regionale Davide Casati (Pd), tra i primi firmatari, a luglio, di un ordine del giorno – «sottoscritto dai colleghi di tutte le parti politiche e approvato all’unanimità» – a favore della legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti.

«È necessario rafforzare la capacità di intervento del livello statale e, a cascata, quella del livello regionale»: a questo mira la proposta di Confesercenti, dove centrale è l’introduzione delle «ZESpro»: le «Zone economiche speciali di prossimità» - individuate tramite le Regioni o le province autonome - pensate per favorire la rigenerazione dei quartieri e dei centri urbani mettendo a disposizione incentivi fiscali, sostegno finanziario (tramite anche un apposito fondo), contributi per l’avvio e il rilancio delle attività e misure di semplificazione amministrativa, con l’obiettivo di rafforzare la competitività delle imprese e delle autonomie locali.

«Servono strumenti nuovi»

«Oggi – aggiunge il direttore di Confesercenti, Filippo Caselli – il commercio non ha una legge dedicata. L’ultimo grande intervento normativo è stata la riforma Bersani del 1998. Da allora sono cambiate molte cose: pensiamo all’e-commerce, al turismo e ai nuovi modelli di consumo. Servono quindi strumenti nuovi».

La raccolta firme a sostegno delle «Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità» è attiva fino al 30 ottobre sul sito del Ministero della giustizia. Da fine maggio sono state raccolte quasi 12mila adesioni. Ora serve uno sprint e fondamentale è l’appoggio delle amministrazioni locali, con cui Confesercenti è disposta «a collaborare per iniziative locali, incontri pubblici, momenti di confronto con imprese e cittadini e progetti di valorizzazione del commercio, dei pubblici esercizi, dei servizi e delle attività di vicinato», continua Terzi, il cui nome è in calce alla lettera inviata ai sindaci.

Il sostegno arriva anche dalla Provincia: il presidente Gianfranco Gafforelli ha annunciato una mozione di sostegno alla proposta da sottoporre al Consiglio. Dalle stanze di Palazzo Lombardia, inoltre, per le rappresentanze bergamasche il fronte è unito: «Il commercio di vicinato – commenta l’assessore regionale Paolo Franco (FdI) – rappresenta una componente fondamentale della vitalità dei nostri territori e delle nostre comunità». Da qui la volontà di accompagnare la proposta con «un confronto serio e costruttivo tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori, con l’obiettivo di individuare strumenti concreti per contrastare la desertificazione commerciale e rendere più attrattivi i nostri centri urbani». Così il consigliere Alberto Mazzoleni (FdI), che sul tema aveva già posto l’attenzione sia in Consiglio regionale sia come Uncem, puntando su fiscalità di vantaggio compensativa, semplificazione e sostegno alle attività nei territori più fragili. Parla di «direzione giusta», ma ora «serve fare un passo ulteriore: un’azione coordinata tra Stato e Regione che trasformi questi indirizzi in risposte operative in tempi brevi».

Sulla stessa linea Jacopo Scandella (Pd), originario della Valle Seriana, che guarda in particolare ai paesi montani, dove il problema della desertificazione commerciale si amplifica, ma dove sono proprio i piccoli negozi a rappresentare «una luce che tiene vivo il centro». Il rischio, avverte, è che l’aumento dei costi renda più difficile la loro competitività. «Poter contare sulla presenza di negozi e botteghe storiche in provincia vuol dire anche rendere più vivace la vita nelle nostre comunità, conservando anche la tradizione e prodotti tipici della bergamasca rispetto a un mercato sempre più globalizzato», aggiungono da Forza Italia Jonathan Lobati e Ivan Rota.

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