(Foto di Paninforni)
L’EMERGENZA. Serio e Brembo i messi peggio di tutti i bacini lombardi. Negli invasi artificiali, complessivamente 15 milioni di metri cubi d’acqua.
Lettura 2 min.«Siamo entrati in una fase di crisi idrica severa». L’aggettivo finale usato da Mario Reduzzi, direttore generale del Consorzio di bonifica della Media pianura bergamasca e direttore di Anbi Lombardia, fotografa la situazione attuale: non drammatica, non tragica, ma nemmeno lieve o soltanto preoccupante. Severa, perché il bollettino sulle scorte idriche rilasciato dall’Arpa di Regione Lombardia rivela che rimangono poco più di 880 milioni di metri cubi d’acqua disponibili per le esigenze dell’agricoltura e che la situazione più pesante è quella dei bacini idrici dei fiumi Serio e Brembo, gli unici grandi fiumi lombardi che sfociano in un grande un bacino naturale che raccolga la loro acqua, ma che possono contare soltanto sugli invasi artificiali degli impianti idroelettrici: nei laghi artificiali della Val Seriana rimangono poco più di 10 milioni di metri cubi d’acqua, in quelli della Val Brembana meno di 5 milioni.
Per quanto riguarda il bacino idrico del fiume Oglio, che invece si appoggia al lago’Iseo, il Sebino ieri alle 18 era 14 centimetri sotto lo zero idrometrico: il lago ha ripreso a scendere velocemente. Grazie alla (poca) acqua rimasta nel lago e ai bacini artificiali della Valle Camonica, in questo territorio rimangono disponibili poco più di 60 milioni di metri cubi di acqua. Tenendo conto di tutti i bacini idrici lombardi, il confronto con la media del periodo degli anni scorsi è impietoso: le scorte idriche sono dimezzate.
Tuttavia al Tavolo regionale permanente per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica che si è riunito mercoledì a Milano è stato anche chiarito che la situazione è nettamente migliore rispetto a, quella sì drammatica, del 2022: «Grazie al monitoraggio continuo e a una gestione parsimoniosa della risorsa idrica – si legge in una nota diffusa dal Pirellone – a fine luglio 2026 è stato erogato il 30% di acqua in più rispetto allo stesso periodo dell’anno della siccità 2022, a fronte di un deficit idrico del 50%».
Significa che, pur essendoci la metà dell’acqua, grazie al coordinamento con gli enti che regolano i livelli dei laghi alpini, come il Consorzio dell’Oglio che agisce sulla diga di Sarnico (ieri uscivano 50 metri cubi di acqua al secondo), e con i produttori di energia idroelettrica (che proseguono i loro rilasci eccezionali: un milione di metri cubi di acqua in più al giorno che si riversano nell’Oglio grazie alle dighe della Valle Camonica e 4 milioni nell’Adda grazie alle dighe della Valtellina), rispetto a quattro anni fa la quantità di acqua garantita ai campi di pianura è stata superiore di un terzo. Questo ha consentito di mettere in salvo il primo raccolto di mais, coltura che caratterizza la pianura bergamasca. Altrove la situazione è più complicata: «Restano criticità per la coltivazione del riso – ha sottolineato Massimo Sertori, assessore alla Montagna e alla risorsa idrica di Regione Lombardia – che dipendono molto dall’acqua che proviene dal lago Maggiore, molto in sofferenza, e dal Piemonte».
Le dichiarazioni dell’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi confermano quanto
un’associazione come Legambiente ripete da tempo: il riscaldamento globale impone una revisione strutturale dell’agricoltura lombarda. «La severità delle condizioni attuali – ha infatti detto Beduschi – porta a una grande responsabilità di tutti gli attori del sistema agricolo. Quest’anno è andata meglio del 2022, abbiamo salvato i primi raccolti, ora le preoccupazioni sono sulle aree risicole, dove concentreremo tutti gli sforzi.
Certamente occorre pianificare meglio le colture, i secondi raccolti diventano sempre più improbabili se non inizi prima. Bisogna che questo Tavolo ragioni anche sul raffinare i metodi irrigui, perché abbiamo ancora abitudini che comportano grandi dispendio di risorsa. Il Tavolo di confronto regionale dovrà pianificare il futuro sicuramente in modo più razionale». Sertori è stato ancora più esplicito: «Certamente il mondo dell’agricoltura deve fare una riflessione su colture e semine, perché ci sono condizioni diverse rispetto al passato». Al Tavolo ha partecipato anche Giorgio Maione, l’assessore regionale all’Ambiente che ha ricordato le nuove politiche di Regione Lombardia: «Con l’approvazione della strategia per l’adattamento al cambiamento climatico ci stiamo dando misure e strumenti affinché questa situazione non resti una contingenza da affrontare. L’adattamento climatico è una sfida che la Lombardia deve perseguire con pragmatismo e responsabilità».
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