Marchi trasferiti all’estero e affari a Dubai: sequestri per oltre 430 mila euro
L’OPERAZIONE. La Guardia di Finanza di Bergamo indaga un liquidatore per bancarotta fraudolenta aggravata, autoriciclaggio ed evasione fiscale. Sotto sequestro marchi industriali ceduti a valori ritenuti incongrui e somme riconducibili a una plusvalenza non dichiarata.
Lettura 1 min.La Guardia di Finanza di Bergamo ha scoperto un presunto sistema di distrazione patrimoniale e riciclaggio internazionale che avrebbe consentito di sottrarre beni ai creditori di una società poi fallita, trasferendo all’estero asset e proventi attraverso operazioni societarie riconducibili a Dubai. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Bergamo e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ha portato al sequestro preventivo di marchi industriali per un valore di circa 200 mila euro e di oltre 230 mila euro ritenuti provento di evasione fiscale.
L’indagine è nata dalla denuncia presentata dal rappresentante legale di una società creditrice dell’impresa in liquidazione. Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire una serie di operazioni compiute nei mesi precedenti al fallimento. Secondo quanto emerso, i marchi dell’azienda sarebbero stati ceduti a un prezzo notevolmente inferiore al loro valore reale a favore di una società formalmente amministrata da terzi, ma di fatto riconducibile allo stesso liquidatore.
I finanzieri hanno inoltre individuato ulteriori manovre finalizzate a sottrarre risorse alla massa fallimentare. In particolare, il liquidatore avrebbe distratto circa 240 mila euro attraverso la svalutazione e la successiva cessione di partecipazioni detenute in una società con sede negli Emirati Arabi Uniti.
Si contesta anche l’autoriciclaggio
Proprio a Dubai gli investigatori avrebbero accertato operazioni mirate a mantenere il controllo effettivo degli asset formalmente ceduti, circostanza che ha portato a contestare anche il reato di autoriciclaggio. Le verifiche si sono poi estese a una complessa operazione transnazionale relativa alla vendita di partecipazioni societarie per 630 mila euro. Sebbene la cessione risultasse effettuata da una società estera, il denaro sarebbe confluito direttamente su un conto personale dell’indagato presso una banca di Dubai.
Gli accertamenti fiscali hanno consentito di quantificare una plusvalenza imponibile superiore a 550 mila euro, mai dichiarata al Fisco. L’imposta evasa ammonterebbe a oltre 230 mila euro, configurando l’ipotesi di dichiarazione infedele.
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