Muore travolto da una valanga in Val d’Aosta: «Un fratello per il Wwf, fondò l’Oasi Valpredina»
IL LUTTO. L’incidente domenica a 3mila metri, Stefano Poli viveva nel Milanese, lascia moglie e una figlia.
«Per il Wwf di Bergamo è come se fosse morto un fratello»: ha la voce rotta dalla commozione Gloria Sigismondi, operatrice dell’Oasi di Valpredina. Lei e suo marito Enzo Mauri, direttore della riserva naturale di Cenate Sopra, erano amici fin dagli anni ’80 di Stefano Poli, docente di 66 anni originario di Bergamo che domenica 22 febbraio ha perso la vita travolto da una valanga in Valle d’Aosta, sulle pendici della Becca di Nana, in Val d’Ayas. A lanciare l’allarme è stata la moglie
Mariarosa, alle 13.30, non vedendolo rientrare per pranzo. Poli era partito in mattinata da Antagnod per un’escursione in solitaria e dopo aver raggiunto la vetta, da dove aveva anche inviato un messaggio ai familiari, stava scendendo quando si è staccata una valanga di un centinaio di metri di fronte, per circa seicento metri di scorrimento. Per il geologo, da anni trasferito a Pozzuolo Martesana, nel Milanese, non c’è stato nulla da fare. Il corpo è stato avvistato dagli uomini del Soccorso alpino valdostano durante un sorvolo con l’elicottero sulla valanga, a circa 3.000 metri di quota, e lo hanno portato nella camera mortuaria di Champoluc. Lascia nel dolore la moglie e la figlia Chiara, studentessa di Ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano.
La carriera universitaria e la passione per la geologia
Poli, dopo il diploma al liceo Lussana, nel 1984 si è laureato in Scienze Geologiche all’Università degli Studi di Milano e si è trasferito dalla casa di via Locatelli in città a Pozzuolo Martesana per essere più vicino all’università, dove nel 2000 è diventato professore ordinario di Petrologia e nel 2002 componente del Consiglio di amministrazione. Dal 2018 era socio dell’Accademia dei Lincei. Nel 2003 ha fondato il primo spin-off dell’Università di Milano, «Petroceramics Spa», insediato prima a Dalmine nel Polo tecnologico della Provincia di Bergamo e dal 2009, con la compartecipazione di Brembo, trasferito al Kilometro Rosso: l’azienda si occupa di ricerca e sviluppo nel campo dei materiali e dei processi ceramici.
«Era appassionato di natura e montagna e l’unica consolazione è sapere che è morto facendo quello che lo rendeva felice»
È stato tra i fondatori dell’Oasi Valpredina del Wwf a Cenate Sopra - di cui è stato direttore prima di Mauri - e consigliere regionale: «Siamo sconvolti – proseguono Sigismondi e il marito – con Stefano abbiamo condiviso cose meravigliose, Capodanni e vacanze, ci conosciamo dal 1981. Allora noi eravamo attivisti e già sposati e lui, più giovane, uno studente e obiettore di coscienza. Il nostro mondo, quello del lavoro, e il suo, quello dello studio, si sono affiancati con umiltà e insieme siamo cresciuti completandoci l’un l’altro. Sono stata io a battergli a macchina la tesi di laurea: ricordo che aveva una calligrafia impossibile e la sera mi appuntavo a matita le parole che non ero riuscita a decifrare. Mi commuovo ancora oggi quando penso a quegli anni in cui, dopo la donazione del terreno da parte dei Bardoneschi nel 1983, Stefano si è preso in carico la gestione dell’Oasi, con tanto entusiasmo e dedizione. È stato lui a realizzare, con noi e Gianluigi Nozza, il primo piano integrato di gestione nel 1997. Era appassionato di natura e montagna e l’unica consolazione è sapere che è morto facendo quello che lo rendeva felice».
«Era un grandissimo amico, un uomo vero, un alpinista esperto e appassionato anche di bici da corsa. Purtroppo andava anche da solo, come domenica»
Il ricordo degli amici e compagni di scuola
«Ci eravamo visti dieci giorni fa a cena al ristorante eritreo di Borgo Palazzo – ricorda l’amico storico, Andrea Rossi, già dirigente del reparto di Ematologia del Papa Giovanni –: io, Stefano, Oscar e Angelo siamo sempre rimasti in contatto dopo il diploma al Lussana, anche se abbiamo intrapreso carriere diverse. Lui geologo e direttore di dipartimento, io medico, gli altri informatico e ingegnere informatico. Era un grandissimo amico, un uomo vero, un alpinista esperto e appassionato anche di bici da corsa. Purtroppo andava anche da solo, come domenica. Ho saputo della tragedia dal telegiornale e ho subito dato la notizia nella nostra chat degli ex studenti. Le ultime parole che ci siamo detti, al ristorante, sono state che avremmo dovuto trovarci presto anche con le rispettive mogli e compagne».
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