Nella Basilica di Santa Maria Maggiore dieci piani di ponteggio per il maxi-restauro del presbiterio

I LAVORI. Viaggio nel cantiere della Mia: lavori da un milione, candidati all’Art bonus. Bombardieri: «Intervento di valorizzazione». Gli spazi restano comunque accessibili a fedeli e turisti.

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Dieci piani di ponteggio, un’impalcatura monumentale alta 18 metri, che «incornicia» le opere d’arte consentendo alle maestranze di lavorare e allo stesso tempo ai fedeli e ai visitatori di ammirare i tesori custoditi dalla Basilica di Santa Maria Maggiore. Cuore del cantiere è il presbiterio, qui ha preso il via da qualche giorno il restauro promosso da Fondazione Misericordia maggiore (Mia), un piano da un milione di euro che punta a ridare luce e leggerezza agli affreschi e ai dipinti su tela e pietra, a rimuovere la polvere accumulata sugli stucchi e sulle opere lignee, a rammendare gli arazzi nei punti in cui il tempo li ha logorati.

Un lavoro pluriennale

«Non ci sono parti più importanti di altre, è tutto talmente affascinante che a ogni richiesta di attenzione, anche la più piccola, si dà risposta, è naturale dare la massima cura in tutto ciò che si fa» spiega Luciano Gritti, restauratore e responsabile del cantiere affidato al consorzio «Indaco». In campo una decina di maestranze che si concentreranno sull’altare, il presbiterio e le due «navatelle», un lavoro pluriennale avviato in un primo lotto della durata di 12-14 mesi, con l’obiettivo di salvaguardare il valore della Basilica. Un bene che la città ha affidato alla Fondazione Mia, volontà espressa nella bolla papale di Nicolò V del 14 marzo 1454, documento che sarà approfondito giovedì 18 giugno in Basilica, al centro di un incontro a cui parteciperanno il Vescovo Francesco Beschi e lo storico medievista Agostino Paravicini Bagliani.

Sarà l’occasione per conoscere la storia della Mia, fondata nel 1265 come confraternita caritativa. Un impegno che negli anni si rinnova: «L’intervento di restauro avviato in Basilica si inserisce nell’attività costante della Fondazione non solo nel campo dell’assistenza e sostegno alle povertà, ma anche della vita culturale, educativa e sociale – afferma Fabio Bombardieri, presidente della Fondazione Mia –. Siamo impegnati nella manutenzione e valorizzazione di importanti strutture immobiliari, come il monastero e la chiesa del Santo Sepolcro ad Astino e la Basilica di Santa Maria Maggiore in Città Alta. Un intervento importante, per il quale abbiamo attivato anche lo strumento dell’Art bonus. Sulla piattaforma è stato caricato il piano di restauro per la Basilica, chi vorrà procedere con donazioni liberali, beneficiando del credito d’imposta previsto dalla legge, lo potrà fare».

«Conservazione abbastanza buona»

In epoca recente la Mia è già intervenuta nel presbiterio, con il restauro della grande tela «Apostoli attorno al sepolcro vuoto e colmo di fiori della Madonna» di Camillo Procaccini. Eseguiti anche interventi «minori». Ma era da 80 anni che non veniva avviato un piano di restauri così ampio. «Abbiamo trovato uno stato di conservazione abbastanza buono – rileva Luciano Gritti –. Ovviamente più si scende (in altezza, rispetto alla cupola, ndr) e più ci sono zone degradate, soprattutto gli stucchi che in passato sono stati restaurati con materiali non corretti, a volte con malte cementizie che si sono sfarinate e che saranno staccate e sostituite. Prima di tutto si dovrà togliere la polvere accumulata negli anni, con aspirapolvere e pennelli, prestando attenzione a mettere in sicurezza gli elementi che si “muovono”, consolidandoli».

Aperta ai visitatori

I lavori procederanno senza mai impedire la fruizione dell’area di cantiere ai visitatori. Anche il coro ligneo di Capoferri e Lotto continuerà a essere visitabile, restaurato da Luciano Gritti tra il 2022 e il 2023. «Un lavoro durato un anno e mezzo – ricorda il restauratore, mentre mostra come le nuove impalcature siano state progettate al centimetro –. L’impatto dei lavori sarà limitato, nonostante i dieci piani di ponteggio che ci consentono di arrivare fino alla cupola del presbiterio. In questa prima fase interverremo sugli stucchi e su quattro dipinti su tela. Trattandosi di un restauro complessivo dello spazio, sono diversi gli operatori coinvolti, in base alle specifiche competenze».

Dall’impalcatura spicca il grande Crocifisso con il Cristo dolente, sospeso sopra l’altare maggiore. «Lo restaurò mio padre (Eugenio, ndr) nel 1981, da allora non è più stato toccato – mostra Gritti –. Procederemo con una semplice ma attenta manutenzione, andando a rimuovere in particolare la polvere». Il Crocifisso, di epoca trecentesca, è l’elemento più antico presente nel piano di restauri. «L’intervento – conclude il restauratore – si concentra sulla zona del presbiterio e sugli stucchi, la parte definita “barocca” la cui realizzazione è iniziata nel 1599». Una pagina importante per la Basilica, che segnò i tratti dell’edificio per come oggi lo conosciamo, non più una chiesa romanica, ma un prezioso monumento barocco.

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