Nuova Gamec, in due anni realizzato solo il 25%. «In Consiglio tutti i verbali»

LA RELAZIONE DEL COMUNE. L’assessore Valesini giovedì risponderà alla minoranza: «Solo a settembre 2025 le inadempienze più gravi».

Troppi ritardi, obblighi contrattuali non rispettati e criticità organizzative tali da compromettere in modo strutturale l’avanzamento del cantiere. Sono queste le motivazioni, messe nero su bianco da Palazzo Frizzoni, che hanno portato il Comune a chiedere la risoluzione del contratto con Manelli Impresa Spa per la realizzazione della nuova Gamec. Le ragioni della rescissione sono contenute in una relazione di 25 pagine, firmata dalla responsabile unica del procedimento (Rup) e trasmessa il 18 dicembre 2025 al Comitato consultivo tecnico presieduto dal ministero delle Infrastrutture, che il 19 gennaio scorso ha accolto la posizione dell’amministrazione autorizzando lo scioglimento del contratto. Il documento ricostruisce oltre due anni di lavori segnati da una lunga serie di intoppi.

A settembre 2025, quando erano già trascorsi quasi due terzi dei 900 giorni contrattuali, l’avanzamento dell’opera si attestava attorno al 25% (il dato si riferisce all’importo dei lavori, non alle tempistiche di cantiere). Un divario «non giustificabile» per la Rup, anche perché - si legge nella relazione - «non riconducibile a imprevisti tecnici, bensì a una persistente insufficienza di personale e mezzi». Nella fase più critica del cantiere erano presenti in media 7-8 operai al giorno, a fronte dei 36 necessari per rispettare il cronoprogramma e tentare di recuperare il ritardo. Fin dalle prime fasi, il direttore dei lavori aveva segnalato un avvio «a rilento» delle attività e l’assenza di un cronoprogramma adeguato alla complessità dell’opera. Un quadro che, secondo l’assessore alla Rigenerazione urbana Francesco Valesini, è stato costantemente monitorato dalla stazione appaltante. «Questa relazione dimostra il controllo, lo scrupolo e l’impegno di tutti i soggetti coinvolti nella gestione di un cantiere molto complesso», spiega Valesini, che giovedì risponderà in Consiglio comunale a un’interpellanza del centrodestra portando con sé 740 pagine di verbali di cantiere, frutto di incontri settimanali con la direzione lavori e la Rup. «È stato fatto tutto in modo attivo e scrupoloso, con un monitoraggio continuo dell’attività».

Le prime avvisaglie nel 2023

Nel novembre 2023 la Manelli ha comunicato la cessione integrale dei crediti dell’appalto - pari a 14,6 milioni di euro - alla società Credemfactor. Un passaggio che, secondo Palazzo Frizzoni, anticipava difficoltà finanziarie poi emerse in modo evidente con il mancato pagamento di diversi subappaltatori. In totale, i crediti non saldati superano i 450mila euro e hanno portato molte ditte ad abbandonare il cantiere. «In due anni l’impresa ha presentato otto cronoprogrammi – ricorda Valesini – e in ognuno di questi, compreso l’ultimo di maggio 2025, sosteneva di poter rispettare la data finale di giugno 2026». Proprio questo elemento, sottolinea l’assessore, ha impedito al Comune di procedere prima alla risoluzione. «Finché l’impresa dichiarava di poter rispettare i tempi contrattuali, non c’erano i presupposti per sciogliere il contratto. La situazione cambia da settembre 2025, quando emergono gravi inadempienze: il mancato pagamento dei subappaltatori, che iniziano a lasciare il cantiere. A quel punto il Comune ha potuto dimostrare che la scadenza di giugno 2026 non era più raggiungibile. È questo l’elemento che ha consentito la risoluzione».

Il tetto mai costruito

Il nodo più critico ha riguardato la copertura dell’edificio. Il progetto prevedeva la posa dei grandi elementi prefabbricati entro luglio 2025, ma il materiale non è mai arrivato in cantiere. Solo una ventina di giorni prima della data prevista, l’impresa ha ammesso che il prefabbricatore non sarebbe stato in grado di rispettare i tempi, chiedendo una variante al progetto esecutivo. La modifica, poi approvata, introduceva travi più leggere. Tuttavia il tetto non è mai stato realizzato e, senza copertura, l’intero cantiere si è fermato. Alle criticità si sono aggiunte anche carenze sul fronte della sicurezza. Dopo un infortunio avvenuto nell’ottobre 2025, la direzione lavori ha segnalato l’illuminazione insufficiente di diverse aree del cantiere, una condizione che ha reso impossibile programmare doppi turni o lavorazioni serali. Tutto questo nonostante il Comune avesse regolarmente liquidato sette Sal (gli Stati di avanzamento lavori) per un importo superiore ai 3 milioni di euro.

Le possibili ripercussioni

Sulla base di questi elementi, il Comitato consultivo tecnico ha dato il via libera alla risoluzione del contratto. Ora il Comune può avviare le procedure per individuare un nuovo appaltatore, chiamato a completare circa il 75% delle opere residue. Parallelamente, Palazzo Frizzoni valuta le possibili ricadute legali ed economiche, comprese eventuali azioni di tutela e l’attivazione delle polizze fideiussorie. L’obiettivo resta quello di rimettere in moto il cantiere nel più breve tempo possibile, recuperare parte del ritardo accumulato e non compromettere i finanziamenti del Pnrr.

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