«Ora il virus circolerà di più, ma con i vaccini poche criticità»

L’intervista a Paolo Spada (Humanitas): «I contagi saliranno senza incidere sugli ospedali». Si tornerà alla normalità? «Non vuol dire buttare le mascherine, per esempio, ma prendere atto di una situazione di convivenza accettabile: il contagio zero e l’impatto zero non esisterà, ma potremo dire di aver fatto in qualche modo una diga al virus».

«Il momento è abbastanza interessante». Il dottor Paolo Spada, chirurgo dell’Humanitas Research Hospital di Milano e tra i curatori del progetto «Pillole di ottimismo», pagina Facebook di divulgazione, guarda i numeri e intravede giorni decisivi per definire il futuro della pandemia. «Ci si aspetta che la circolazione virale salga un po’, e questa crescita me l’aspetto in termini di incidenza», premette.

Dottore, cosa ci dicono i dati?

«Numericamente, mercoledì è stato un momento di svolta. Per la prima volta l’incidenza ha ricominciato a salire a livello nazionale, leggerissimamente, anche se sul “conto” settimanale siamo a -7% di nuovi casi rispetto alla settimana precedente. Chiaro, non è tanto il dato giornaliero che ci interessa, quanto la tendenza».

E che tendenza osserviamo?


«Quello che mi ha sorpreso nelle ultime settimane è stato il calo prolungato della curva, che ci ha fatto arrivare sino a 35 nuovi casi settimanali ogni 100 mila abitanti (a livello nazionale, ndr): un dato veramente molto basso. Mi aspetto però che nei mesi autunnali il livello di circolazione del virus sia sempre discretamente sostenuto, ma con proporzioni diverse rispetto al passato».


Cosa farà la differenza?

«Incidono molti elementi. Il primo è la vaccinazione, e in senso lato l’immunizzazione, della popolazione. È molto diffusa, e i vaccini reggono bene: se qualche contagio ci sarà comunque anche tra i vaccinati, la copertura rispetto alla malattia grave e al decesso resta molto soddisfacente. Non mi aspetto di vedere una grande ripercussione sui carichi sanitari».

Un anno fa iniziava la grande accelerazione della seconda ondata. Oggi, un anno dopo, cosa ci aspetta?


«Siamo in un momento diverso. È vero che un po’ il virus si è “sfogato” nei mesi scorsi, siamo arrivati a questo appuntamento con l’autunno con valori più alti d’incidenza ma soprattutto più consapevoli: lo scorso anno eravamo molto rilassati, quindi molto esposti. Naturalmente, quest’anno siamo anche molto vaccinati. C’è però da dire che il virus un anno fa era meno contagioso, la variante delta ha invece dimostrato una maggior diffusività. L’idea è che questo passaggio autunnale è fondamentale per creare una consapevolezza: chi non ha ancora consolidato la fiducia nel vaccino, per usare una metafora, vorrà fare come San Tommaso col dito nella piaga».

Quindi, se anche la curva si alzerà, starà però ben al di sotto dei valori di un anno fa. E questo grazie soprattutto alla vaccinazione. Sarà così?


«Non amo far previsioni, ma su una cosa mi sento relativamente sereno: sugli ospedali non vedremo i numeri visti lo scorso anno, e neanche sul contagio. Se c’è una cosa che mi ha colpito, è che in fondo l’ondata estiva è stata bassa anche in termini di incidenza. L’immunizzazione protegge anche perché le persone vivono in “bolle” di vaccinati».

Anche la curva dei decessi ha superato il picco?

«Anche lì la curva scende bene, meglio ancora delle terapie intensive. Restano numeri piccoli e purtroppo ineliminabili: non ci sarà mai una curva piatta sui decessi, perché questa patologia, come l’influenza, porta via le persone avanti con l’età, più vulnerabili. Quello che vedremo azzerarsi, semmai, è l’eccesso di mortalità».


Settembre, tra l’altro, non ha interrotto la discesa della curva.

«Le scuole sono ormai iniziate da qualche tempo e non è successo niente di grave. L’abbassamento delle temperature, rilevante per il virus, tra l’altro sembra essere in anticipo: un buon andamento a ottobre può permettere di fare programmi in termini di ritorno alla normalità».


Cosa vuol dire tornare alla normalità?

«Non vuol dire buttare le mascherine, per esempio, ma prendere atto di una situazione di convivenza accettabile: il contagio zero e l’impatto zero non esisterà, ma potremo dire di aver fatto in qualche modo una diga al virus».

A proposito di convivenza col virus: dal 15 ottobre entra in vigore l’obbligo di green pass nei luoghi di lavoro.

«Tutto il “buono” di questo provvedimento, come la corsa alla vaccinazione, l’abbiamo già preso. Adesso inizia la parte brutta: implementarlo, il disagio per tante persone. Chi ha resistito fino adesso non si convincerà col green pass. È auspicabile che si possa arrivare presto, fine anno o nella prima parte del 2022, a superare questo problema».

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