Palazzo Moroni torna ai fasti dell’Ottocento: «Lavori in altre 5 sale»

Li ha programmati nel 2022 il Fai che amplierà così il percorso di visita agli spazi realizzati dai proprietari dell’edificio nel 1836.

Un’istituzione culturale, artistica e perché no, botanica, parte del sistema museale della città. È la seconda vita che Palazzo Moroni con gli annessi giardini, bene Fai (Fondazione ambiente italiano), si sta costruendo passo dopo passo, con l’obiettivo di arrivare nel 2023, anno di Bergamo Capitale della Cultura, con una casa-museo che apra davvero tutte le sue porte. Anche quelle delle cinque sale, scrigno di preziosità dell’antiquariato e della storia dell’arte, attualmente non visitabili. In programma lavori sui servizi per i visitatori, dall’ascensore alle toilette per disabili. Già molto è stato fatto, con l’apertura del piano nobile al pubblico.

Qui si possono ammirare le quattro stanze seicentesche, affrescate da Gian Giacomo Barbelli, che si conservano integre e ospitano pezzi importanti del Cinquecento lombardo, tra cui spiccano i noti capolavori di Giovanni Battista Moroni (che non ha parentele con la famiglia) «Il Cavaliere in rosa», il «Ritratto di Isotta Brembati» e il «Ritratto di anziana donna vestita di nero»: «Si possono ammirare subito entrati nella sala dell’età dell’oro – spiega Gimmy Schiavi, responsabile della gestione operativa di Palazzo e giardini Moroni per il Fai -. Queste sale non erano aperte al pubblico, è possibile visitarle da settembre insieme ai giardini, grazie ad alcuni lavori di adeguamento impiantistico che abbiamo eseguito. È solo l’inizio di un lavoro che ci consentirà nei prossimi anni di proseguire nei restauri, sviluppando un percorso di visita che offra servizi aggiuntivi, includendo le cinque sale ancora chiuse. Stiamo calendarizzando una serie di interventi nel corso del 2022. Intanto ci aspetta una primavera interessantissima, con molte attività all’aperto».

I saloni già visitabili

Attualmente è possibile visitare lo scalone d’onore affrescato dal Barbelli e le quattro sale del piano nobile: la sala della Gerusalemme liberata, di Ercole, dell’età dell’oro, dei Giganti. Le cinque sale (gialla, rosa, azzurra, turca e cinese) oggetto dei futuri lavori sono frutto dell’importante intervento realizzato dai conti Moroni nel 1836: non solo dipinti da ammirare, ma anche mobili intarsiati, come le consolles settecentesche e le preziose ceramiche. In vista anche il restauro della torre medievale: «È il pensatoio del conte – spiega Schiavi -, rifacimento ottocentesco, ma parte del comprensorio della Rocca acquistato dai Moroni e trasformato in biblioteca per raccontare l’accrescimento culturale della famiglia».

Il prossimo cantiere

Il prossimo intervento, a livello impiantistico, è in programma sul piano nobile dal 10 gennaio all’8 febbraio, quando il Palazzo sarà chiuso. Mentre nel mese di dicembre continuano le visite alla dimora storica. Il percorso di apertura al territorio è iniziato nel 2019, quando la Fondazione museo di Palazzo Moroni firmava un accordo affidando la gestione del bene al Fai. Si continua su questa linea, stringendo sinergie e collaborazioni, ad esempio con l’orto botanico di Bergamo e l’associazione degli apicoltori bergamaschi su un progetto legato alla biodiversità: «Palazzo Moroni è in relazione con tutte le più importanti realtà culturali della città – conclude Gimmy Schiavi -. Le potenzialità di questo luogo sono molteplici: ci sono capolavori d’arte, c’è la storia di una famiglia bergamasca da raccontare, ci sono oltre tre ettari di verde nel cuore di Città Alta. Ci sono tutti presupposti affinché Palazzo e giardino Moroni diventi un centro culturale aperto al territorio».

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