Quarta ondata in atto. Pregliasco: «Serviranno misure chirurgiche»

«Di fatto siamo già nella quarta ondata. Stiamo assistendo a un colpo di coda del virus e temo che in Italia arriveremo a 10 mila casi al giorno nel giro di due o tre settimane». Il virologo Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all’Università Statale e direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi di Milano, non usa giri di parole.

«In Lombardia l’ipotesi verosimile è di raggiungere i 1.500 casi al giorno dopo la metà di agosto. Servono in ogni caso tre elementi: vaccinare, tracciare e usare il buonsenso nei comportamenti. E misure chirurgiche in caso di focolai» spiega il virologo.

La crescita della curva epidemica non conosce sosta e con i 661 nuovi positivi rintracciati giovedì 29 luglio in Lombardia si è registrato un 35,4% in più di positivi in sette giorni. Anche l’incidenza settimanale dei casi ogni 100 mila abitanti è schizzata al valore 39,4 (il 29 giugno era pari a 8). In Bergamasca sono stati identificati 35 nuovi contagiati (47 il giorno prima) e l’incremento dei casi in sette giorni rasenta il 100% (ieri il 98%), con la media settimanale di 32 positivi (il 1° luglio la media era di 7 contagiati; il 22 luglio era di 16) e l’incidenza che ha raggiunto 20,4 (dal 10 giugno si erano segnalati valori sempre inferiori a 20).

Pregliasco interpreta così i dati dei contagi: «In Italia siamo un po’ in ritardo rispetto ad altri Paesi come Inghilterra e Israele che hanno vaccinato prima. Da noi aumentano i contagi e stiamo assistendo al primo tempo di un film che altrove è nelle fasi avanzate. Ci sarà un incremento progressivo anche in Lombardia dei positivi: oggi (giovedì, ndr) sono tra i 600 e i 700 al giorno e dovremmo superare il doppio di questa cifra in tre settimane. In Inghilterra tuttavia ora si registra un abbassamento dei contagi e bisogna capire se lì si tratti di un fatto temporaneo o si sia già arrivati al plateau di questo colpo di coda del virus. Bisogna però essere chiari: i vaccini confermano di funzionare, riducono il numero di morti e ricoverati e i pochi casi di vaccinati che si infettano sono asintomatici».

Capitolo ricoveri

Aumentano i degenti Covid nei reparti ordinari degli ospedali lombardi (altri 12 in un giorno; sono ora 206 i pazienti rispetto ai 135 del 22 luglio, 52,9% in più in una settimana), mentre in Terapia intensiva il quadro è stabile (un solo ingresso in 24 ore; sono 30 i letti occupati contro i 28 del 22 luglio). Nella Bergamasca la crescita si conferma lenta ma progressiva, dal momento che si contano 25 ricoverati, tutti all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo (3 in più in un giorno), nessuno in Terapia intensiva. Il 22 luglio erano 18 i ricoverati (di cui uno in Rianimazione), quindi 7 pazienti in più in una settimana. Sul fronte decessi, sono 3 i decessi giornalieri in regione (8 vittime negli ultimi sette giorni), mentre in provincia non si sono segnalate vittime per il 13° giorno consecutivo.

Il virologo Pregliasco rimarca alcuni dati: «Il vaccino protegge all’88% dall’infezione e al 98-99% da forme gravi o mortalità. I dati dell’Istituto superiore di Sanità ci dicono che da febbraio ad oggi il 99% dei deceduti per Covid erano soggetti non vaccinati o immunizzati con una singola dose. Il vaccino è uno strumento di sicurezza e riterrei opportuno ampliare la fascia di protezione anche ai bambini sotto i 12 anni – aggiunge Pregliasco -, perché nella situazione epidemiologica in cui ci troviamo bisogna prepararsi al meglio anche per il nuovo anno scolastico. In ogni caso i dati attuali dei ricoverati in Lombardia sono lontani dalle soglie che determinano il passaggio in zona gialla (10% di posti occupati in Terapia intensiva e 15% nei reparti ordinari), visto che abbiamo un 2% di posti occupati in Rianimazione e 3% in area medica».

Il virologo invita poi a una riflessione: «Bisogna assumersi sempre delle responsabilità quando si fa una scelta. Nel caso in cui il quadro epidemiologico dovesse peggiorare, serviranno misure “sartoriali” di chiusura per fare la guerra al virus. Una guerra chirurgica, lì dove virus dovesse attecchire con la presenza di focolai. E dobbiamo attrezzarci per una vaccinazione selettiva, con una strategia simile a quella dell’influenza, nel senso di iniziare a programmare una terza dose per i soggetti più fragili o esposti. E non è da escludere un “effetto paradosso”, cioè potremmo avere nelle prossime settimane più casi tra i vaccinati proprio perché aumenta la quota di popolazione vaccinata e qualche incremento di casi si insinuerà anche lì».

Tasso di positività all’1,7%

Ieri si è registrato un tasso di positività in Lombardia dell’1,7% (661 casi su 38.602 tamponi processati). Il maggior incremento giornaliero di casi a Milano (209), Varese (126) e Brescia (53). Gli attuali positivi in Lombardia sono 9.897 e 9.661 soggetti in isolamento domiciliare. «Qualcuno forse si è illuso nelle ultime settimane che tutto fosse finito – conclude Pregliasco –, tra i festeggiamenti degli Europei di calcio e un eccesso di libertà, quasi una eclissi di coscienza unita all’approccio no vax. Il vaccino e il green pass invece devono essere un motivo di orgoglio. Esibire il green pass in un locale o negli spazi in cui è richiesto per accedere a un evento equivale a dire che il soggetto ha fatto di tutto per proteggere se stesso e gli altri, con la vaccinazione che rende tutti più sereni oggi e nel prossimo futuro. Non ha senso dire alla gente di chiudersi in casa e non uscire, ma bisogna riappropriarsi della normalità con comportamenti corretti e appunto buonsenso».

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